Ancora un pericolo, stavolta fortunatamente solo sfiorato, per i tesori dell'antica Pompei: gli addetti alla vigilanza della Soprintendenza hanno messo in fuga tre predatori, sventando, così, un nuovo furto nel parco archeologico più famoso del mondo. Erano in tre, muniti di casco da minatore e sacchi, forse contenenti attrezzi utili per saccheggiare, ancora una volta, la città sepolta. Dai primi accertamenti effettuati dagli investigatori sembrerebbe che per entrare negli Scavi abbiano scavalcato il muro di recinzione che affaccia su via Plinio, nel tratto compreso tra Porta Nocera e Piazza Anfiteatro. Erano da poco passate le 2.30 dell'altra notte, i due custodi, Gennaro Novellino e Salvatore Basso, stavano completando il giro di controllo per assicurarsi che tutto fosse in regola. Nei pressi della Necropoli di Porta Stabia l'amara sorpresa: i vigilantes hanno scorto tre figure estranee alla Soprintendenza. A quell'ora, infatti, oltre ai custodi, nessuno era autorizzato a transitare in quel luogo. Gli addetti alla vigilanza si sono subito allarmati e hanno intimato l'alt ai tre uomini, i quali, però, sono fuggiti saltando la recinzione nei pressi di Porta Stabia. Ad attenderli c'era un'auto di grossa cilindrata, con un particolare importante per il buon esito delle indagini: il volante di guida era posizionato a destra. Un elemento, fornito dai custodi, molto valido per consentire ai carabinieri di identificare i «visitatori». Quale delle antiche «domus» poteva essere il loro bersaglio? Dal luogo dove sono entrati, passando per via Porta Nocera, i tre avrebbero potuto introdursi nelle prestigiose case della «Venere in Conchiglia», di «Giulia Felice» e di «Octavius» o nel «Complesso dei Riti magici». Tutti luoghi che conservano preziosi affreschi vecchi più di duemila anni. In una settimana un furto consumato e uno sventato, sono davvero troppi per un sito archeologico che conserva tesori dall'inestimabile valore. La Soprintendenza, in sintonia con il ministero, è al lavoro per delineare un piano di prevenzione e di tutela: previsti l'attivazione del sistema di telesorveglianza, stringendo i tempi di riparazione della sala regia andata in fumo lo scorso dicembre, e l'installazione di impianti di monitoraggio anche all'interno degli ambienti chiusi al pubblico e in fase di restauro. Cgil, Cisl, Uil e i sindacati autonomi Flp-Bac e Unsa invocano dal canto loro un confronto immediato per una riorganizzazione dei turni di sorveglianza in grado di garantire sicurezza al sito sia di giorno che di notte. I lavoratori, inoltre, chiedono gli strumenti adatti per difendere la loro incolumità e quella dei tesori della città sepolta. «Noi - lamentano i custodi - siamo armati solo della buona volontà di salvaguardare il sito, questo non basta per contrastare le armi dei ladri d'arte». Gli inquirenti sono al lavoro, anche, per capire se il furto nella casa dei «Casti Amanti» avvenuto una settimana fa e l'episodio di ieri hanno una correlazione. Intanto continua il lavoro degli ispettori inviati dal ministro Urbani per chiarire i lati oscuri dello scippo dei due affreschi. Molti ladri pentiti restituiscono la refurtiva. Fra i furti più recenti avvenuti all'interno dell'area archeologica pompeiana, i più eclatanti risalgono al 1997 e al 1999. Nel primo caso i tombaroli si impadronirono di una lastra marmorea della tomba di «Obellio Firmo», posta nei pressi di Porta Nola. Nel secondo furto, invece, dalla casa di «Fabio Amandio» i ladri staccarono dalla parete un affresco a forma di medaglione. Reperti non ancora ritrovati. Il più delle volte, invece, a impadronirsi di preziosi «souvenir» sono gli stessi turisti, desiderosi di portarsi a casa un ricordo autentico dell'antica città romana. Ed ecco, poi, che negli uffici della Soprintendenza, dell'Ente del turismo o del Comune di Pompei, giungono pacchi da ogni parte del mondo contenenti reperti trafugati dagli scavi, accompagnati da lettere che per lo più narrano disgrazie avvenute a chi ha trafugato cimeli dagli scavi. «Perdonatemi per il gesto che ho commesso - scrivono i saccheggiatori improvvisati - ma il desiderio di possedere un pezzo della città sepolta è stato così grande da indurmi a rubarlo. Con la speranza di liberarmi dalla maledizione che mi perseguita da quando sono in possesso del reperto, vi restituisco quanto vi appartiene». C'è poi chi deturpa gli affreschi per «amore». Come è accaduto nel maggio dello scorso anno, quando un turista originario di Aversa scolpì un cuore, con la chiave dell'automobile, sulla parete della casa della «Venere in Conchiglia», una delle domus più prestigiose e ammirate dell'antica città romana. «Volevo incidere il nome della donna che amo in un luogo importante», così l'innamorato giustificò il suo gesto ai carabinieri. (s.m.)
Pompei, sventato un nuovo furto
Tre predatori sono stati sventati dalla Soprintendenza di Pompei, che ha messo in fuga tre uomini che stavano cercando di rubare tesori dell'antica città sepolta. I tre uomini, muniti di casco da minatore e sacchi, erano stati visti scavalcare il muro di recinzione e si erano allontanati in un'auto di grossa cilindrata. La Soprintendenza ha attivato il sistema di telesorveglianza e ha installato impianti di monitoraggio per prevenire futuri furti. I custodi del sito, che hanno denunciato l'episodio, chiedono una riorganizzazione dei turni di sorveglianza e gli strumenti per difendere la loro incolumità e quella dei tesori.
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