Il Gran Maestro ha donato l'archivio alla città. Sono 1431 cartelline di «interesse storico» Collezione di autografi e 400 libri su di lui. Lettere. Ci sono quelle di Pellico Cavour, Manzoni, D'Annunzio, Graziani e un manoscritto sulle Cinque Giornate di Milano Loggia P2. Scaffali interi con gli atti della Commissione Anselmi davanti a 35 volumi dell'opera omnia di Mussolini Alle cinque del pomeriggio il Venerabile è molto preso. «Ho il telefono che continua a suonare e devo rivedere le mie bozze...». Un altro libro, un memoriale, ancora poesie? La voce si fa eccitata: «E' il catalogo, sto redigendo il catalogo del mio archivio!». Il cuore malconcio, le condanne ormai dimenticate, evasioni e prime pagine pure, Licio Gelli a 86 anni si inventa un nuovo mestiere o forse continua con la passione di sempre: cercare, raccogliere, ricordare, spulciare, ravanare dove nessuno va, raccattare quel che altri abbandonano, pagare. E infine, non si sa mai, può sempre servire, archiviare. Il Venerabile Maestro della Loggia Massonica Propaganda 2 un'ora prima aveva ricevuto una telefonata gradita. Da una stanza piena di carte, scaffali, vecchi libroni e polvere, è in linea Carlo Vivoli, il direttore dell'Archivio di Stato sede di Pistoia: «Ha visto dottore, tutti i giornali ne hanno parlato». E almeno questa volta il Venerabile non protesta. Tutti i giornali con la notizia del suo archivio che lascia Arezzo e «Villa Wanda» per traslocare a Pistoia: «E a chi dovevo lasciare tutte le mie carte se non alla mia città? -dice lui - Sono partito da lì». Per una vita spesa tra ombre e potere, logge e trame. Se la ride, adesso, il Venerabile. Al telefono da «Villa Wanda» è pronto a leggere il suo catalogo, le lettere di Silvio Pellico e quella del Cardinal Mazarino, di Cavour e Alessandro Manzoni, di D'Annunzio e del generale Graziani; un manoscritto sulle 5 Giornate di Milano, i cimeli garibaldini che sarebbero piaciuti al collezionista Bettino Craxi, «e ci sarà pure qualche foto con Andreotti». Il Venerabile dei Misteri, il protagonista delle cronache giudiziarie degli anni '80 e '90, dice che in queste carte «c'è tutta la mia vita, e ora che sono vicino al capolinea posso dire che è stato un percorso lungo». Proprio tutta la sua vita, in queste carte che ora occupano una stanza intera e il direttore Vivoli dice che se mette gli scaffali in fila arrivano a 94 metri di lunghezza? Appunto, Licio Gelli si prende un paio di secondi e poi si capisce che se la ride: «Gli archivi non sono mai completi», è la risposta. E dunque, quando nelle prime settimane del 2006 in Piazzetta delle Scuole Normali si potranno consultare queste 1431 cartelline pigiate nei faldoni grigi, difficile, improbabile, impossibile che qualche mistero possa trovare soluzione. «Piuttosto, vogliamo continuare con la lettura del mio catalogo?». L'avranno anche dimenticato questo Gelli che regala l'archivio allo Stato e alla sua Pistoia, ma basta domandare se tra gli scaffali ci sono anche gli atti della Commissione parlamentare che ha indagato sulla P2 e il Venerabile torna a fremere d'orgoglio: «Certo che sì! Io sono il primo protagonista della Loggia P2!». Nella stanza dell'archivio, appena si apre la porta blindata bianca, gli scaffali con i libroni della Commissione Anselmi guardano i 35 volumi dell'opera omnia di Benito Mussolini. A sinistra, i 61 libri di Gelli poeta e le lettere di chi lo voleva premio Nobel per la letteratura nel '96. I suoi misteri non sono qui, nella stanza blindata con la moquette azzurra, ma come dice il direttore Vivoli queste carte sono state definite «Archivio di interesse storico». Insomma, non è robaccia, tanto che Vivoli la mette così: «Non credo che qui ci siano carte segrete del dottor Gelli, sarebbe un ingenuo. Le abbiamo esaminate e penso, vorrei, che queste interessassero gli storici». Poco o niente per giallisti e «gellisti». «Si è reso conto che è materiale di un certo peso e voleva diventasse pubblico». Compresa la rassegna stampa, che è in assoluto il miglior motore di ricerca alla voce Gelli Licio. E' dalla primavera 2004 che va avanti la trattativa tra «Villa Wanda» e l'Archivio di Stato. Il direttore Vivoli, con la sua barbetta grigia, gli occhialini con montatura rossa e l'aria mite, quando ha ricevuto la prima lettera si è stupito. «Licio Gelli?». E poi si è stupito ancora per l'entusiasmo del Venerabile e quel il suo ordine quasi maniacale, da vero archivista. E si stupisce pure in queste ore, quando legge una frase di Gelli che accompagna le carte arrivate da Arezzo: «Spero di dare un contributo alla mia città promuovendo il turismo culturale». Il Venerabile, a momenti, come il Duomo e il Battistero. «Ma ci sono gli autografi di Puccini, Hitler, Giusti, Napoleone, la Callas... E' dal 1935, quando avevo 16 anni, che faccio la collezione!». Aveva lasciato Pistoia come piazzista di materassi Permaflex, ora torna per promuovere il suo archivio, i suoi ricordi, le sue manie, e la raccolta dei 400 libri che parlano delle sue faccende giudiziarie. E' un Venerabile che si presenta in disarmo, malandato, stanco e «vicino al capolinea», eppure basta un niente e rieccolo. Una domanda non gli garba? «Come? Non capisco...Cosa?». Inutile insistere, tanto l'ha già detto, «gli archivi non sono mai completi». Figurarsi il suo. L'ex Venerabile Licio Gelli (nato a Pistoia il 21 aprile 1919), è stato Gran Maestro massone della loggia massonica Italiana P2, ed ha continuato in questo ruolo anche dopo l'espulsione della P2 dalla Massoneria ufficiale, nel 1976. È stato detenuto in Svizzera e in Francia. Il «venerabile» fu accusato di aver avuto un ruolo preminente in Gladio, un'organizzazione clandestina che si rifaceva all'operazione Stay-Behind, promossa dalla Cia e dalla Nato per contrastare l'influenza comunista in Italia, cosi come negli altri paesi europei.
Tante carte, pochi misteri. E' il regalo di Gelli a Pistoia.
Il Venerabile Licio Gelli, ex Gran Maestro della loggia massonica Italiana P2, ha donato il suo archivio alla città di Pistoia. L'archivio, che comprende 1431 cartelline di interesse storico, 400 libri e lettere di personaggi come Silvio Pellico, Alessandro Manzoni e D'Annunzio, è stato definito "Archivio di interesse storico". Il direttore dell'Archivio di Stato di Pistoia, Carlo Vivoli, ha affermato che le carte non contengono carte segrete del Venerabile, ma sono state esaminate e ritengono di interesse storico. L'archivio è stato donato alla città di Pistoia dopo una trattativa che è iniziata nel 2004.
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