Il tono della voce del Professor Claudio Strinati, Soprintendente del Polo Museale Romano, suona, al telefono, malinconico. «Sembra una condanna alla ripetitività - mi dice scoraggiato -... Parlo della situazione di Palazzo Barberini ... Continuano le trattative, ma sembra che i contrasti si accentuino, invece di andare verso una soluzione del problema del recupero dell'intero complesso alle sue funzioni di grande, grandissimo Museo... «Non dimentichiamo che se anche l'edificio, per paradosso, fosse totalmente nudo di arredi e di quadri, resterebbe, in sé, un'opera d'arte... Basterebbe l'affresco che è la quintessenza del Barocco, della sua anima, "La gloria di Urbano VIII" di Pietro da Cortona... Ma anche "L'allegoria della Divina Sapienza", di Andrea Sacchi... E l'impianto rinascimentale del Maderno, che già rivoluzionava il concetto di palazzo, progettando un complesso ad ali aperte, di palazzo-villa, e poi il genio del Bernini, la sua scala, il suo "ponte minante" che introduce al giardino...» «Professore - gli chiedo - che cosa fa unico il Museo di Palazzo Barberini?» «Prima di tutto il complesso architettonico, le logge, i portici, il giardino... E gli affreschi, e la Sala Ovale delle conversazioni fìlosofiche del Cardinale Francesco Barberini... Poi la ricchezza delle collezioni, di cui riusciamo a mostrare meno della metà... Innanzitutto l'antica Collezione Barberini...» A questo proposito, il Soprintendente cita «un altro patto, a cui, diversamente che a questo di cui stiamo parlando, entrambe le parti, se non altro, tennero fede». È l''accordo che nel 1936 la famiglia Barberini fece con il governo fascista. I Barberini cedettero il complesso allo Stato, a condizioni di favore, e ne ebbero in cambio - «E la cosa fece giustamente scandalo, anche in una situazione di regime», sottolinea Strinati - la libertà di vendere una parte della loro collezione, anche all'estero. «Furono redatti due elenchi, da una Commissione creata ad hoc: il primo era quello delle opere invendibili, per esempio "La Fornarina" di Raffaello... Ma nell'altro elenco fu inclusa, pensi un po', la Santa Caterina del Caravaggio! Che oggi infatti figura a Madrid nella collezione Von Thyssen... E fu venduta anche l'unica opera di Durer che l'Italia possedeva, «Il Cristo fra i dottori»... Il Professor Strinati cita poi «la gigantesca collezione del Monte di Pietà», la collezione del Duca di Cervinara,«che contiene le più importanti opere del Settecento francese, che esista a Roma», e, in tema di Settecento, il delizioso appartamento settecentesco, tutto ori e tinte pastello, di Cornelia Costanza Barberini. «In totale - conclude il Soprintendente - il Museo possiede più di mille e cinquecento dipinti e almeno duemila oggetti d'arte decorativa, senza contare gli arredi....I mobili sei-settecenteschi di Costanza Barberini, parte degli arredi di Palazzo Chigi...» «Come andrà a finire, Professore?» «Il Ministro Rocco Buttiglione si è impegnato fin dal primo giorno del suo insediamento a tutelare il patto sottoscritto nel 1997 tra Walter Veltroni e Beniamino Andreatta, rispettivamente, all'epoca, Ministri dei Beni Culturali e della Difesa. E guardi che quello era veramente un patto tra gentiluomini, e tra due autentiche personalità politiche, che avevano un identico rispetto per lo Stato. Non foss'altro che per questo, avrebbe dovuto essere un accordo da non violare, per nessuna ragione al mondo».
Roma. Palazzo Barberini: Violato un patto fra gentiluomini
Il Soprintendente del Polo Museale Romano, Claudio Strinati, parla con un tono malinconico della situazione di Palazzo Barberini, che continua a essere oggetto di trattative per il suo recupero alle funzioni di grande museo. Nonostante le trattative, il complesso architettonico, gli affreschi e le collezioni del Museo di Palazzo Barberini rimangono unici. Il complesso è stato ceduto allo Stato nel 1936, con un accordo tra la famiglia Barberini e il governo fascista, che prevedeva la libertà di vendere una parte della collezione all'estero. Il Museo possiede oltre 1500 dipinti e 2000 oggetti d'arte decorativa.
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