Prima di tutto grazie. Grazie dal profondo del cuore ai nostri sponsor, alle fondazioni bancarie, agli enti pubblici, ai «200 del Fai» e a tutti coloro che in questi trent'anni ci hanno aiutato e hanno creduto nella nostra Fondazione. Ma grazie soprattutto ai nostri aderenti, alle delegazioni e alle migliaia di volontari che insieme a noi si battono per il futuro del patrimonio culturale italiano. Nei momenti di maggiore sgomento mi capita di chiedermi se sia giusto quello che stiamo facendo, se abbia senso battersi per la difesa di un monumento o di un paesaggio. In una situazione resa tanto più precaria dai condoni edilizi, dai continui scempi ambientali, dai tagli all'istruzione, ai beni culturali, alla musica e a tutta la cultura, perché darsi tanto da fare per preservare la bellezza del nostro Paese, che per di più sembra stare a cuore a così pochi? Semplicemente, io credo, perché è una bellezza che non ha eguali al mondo e perché, se mantenuta tale e valorizzata, rappresenta la nostra più autentica ricchezza. Valorizzare e conservare la bellezza italiana deve essere il grande impegno degli anni a venire. Un impegno condiviso da tutti noi cittadini che non possiamo rimanere inerti di fronte alle minacce che incombono sul nostro patrimonio e che rischiano di cancellare la nostra identità, ma anche di privarci di una grande risorsa economica: perché attraverso il turismo e le visite ai beni architettonici e naturalistici si genera una microeconomia a vantaggio di molti. Qui sta l'attualità della nostra missione: preservare oggi la nostra bellezza perché possano beneficiarne le generazioni dì domani. Un po' come i monaci del Medioevo che nel pieno delle devastazioni barbariche si dedicarono, tra le mura delle abbazie, a copiare e miniare i testi antichi. Fu un'epoca buia, ma poi venne il Rinascimento e grazie al lavoro dei monaci quei testi non solo sono stati conosciuti, ma hanno anche ispirato una nuova filosofia, una nuova poesia, una nuova architettura. Noi del Fai non siamo monaci, ma difendiamo non meno gelosamente i beni che ci sono stati affidati, ci impegniamo ad acquisirne di nuovi e a essere sempre più attenti al paesaggio che li circonda, indispensabile cornice e tessuto connettivo. Lo stiamo facendo in Piemonte. Proprio in quella regione illuminata incombe il rischio di uno sfregio irrimediabile per via del progetto denominato «Mediapolis». Uno degli angoli più intatti del Canavese, la Conca fra Albiano di Ivrea e Caravino 60 ettari di mirabile e armoniosa campagna dove si affaccia il nostro castello di Masino potrebbe essere trasformato in un gigantesco parco divertimenti, con annessi centro commerciale, albergo, multisala cinematografica e non solo. Ci serve l'aiuto e l'indignazione di tutti per resistere. Presidente del Fai Fondo per l'ambiente italiano