Torna il Satiro, escluso dalla festa l'uomo che lo trovò MAZARA DEL VALLO Torna il Satiro danzante dalla trasferta giapponese all'Expo ed è festa, festa grande, anzi notte bianca. Con un popolo accalcato davanti al museo aperto fino all'alba di ieri per ammirare il capolavoro di Prassitele ripescato a 500 metri di profondità da Capitan Ciccio. Appendice festosa della America's Cup. Prima Trapani, adesso Mazara del Vallo. Con un palco zeppo di star e primedonne. C'è Vittorio Sgarbi che grida, Don Mazzi che benedice, Claudio Baglioni col suo piccolo grande amore, assessori e presidenti in un mix di canti e comizi. Tutti sul palco. Tranne lui, Francesco Adragna, il comandante del peschereccio conosciuto col suo diminutivo, appunto Capitan Ciccio, ancora una volta padre «offeso ed umiliato» del Satiro: «Hanno organizzato la festa ricordandosi di tutti, ma ignorando me i miei otto uomini d'equipaggio. Applausi per tutti, tranne per chi recuperò quel gioiello affondato duemila anni fa nel Mediterraneo». La festa impazza, sul lungomare si mangia, beve e canta per tutta la notte fra luci e note sparate dal palco. Ma loro, Adragna, il motorista Francesco Licori, il mago delle reti di bordo Giuseppe Inagargiola e gli altri pescatori della barca con cui riportarono qui il Satiro nel '98 se ne stanno in un angolo buio con le mogli che tentano di riportarli a casa «per evitare mortificazioni». E cresce il rammarico per la festa negata, come spiega il comandante con le parole semplici di chi passa la vita per mare: «Proviamo rabbia, tanta rabbia perché siamo vittime di disattenzioni grandi e beghe di paese. Bastonati anche dal sindaco in contrasto con uno dei nostri armatori, consigliere comunale. Ma che c'entriamo noi con le loro lotte politiche?». E' il quesito captato dall'assessore regionale ai Beni culturali, Alessandro Pagano, che Capitan Ciccio se l'è ritrovato per un giorno all'Expo di Aichi invitato dalla Farnesina: «Tu sali con me sul palco». Eh no. L'orgoglio ferito dei marinao prevale. Così i padri del satiro restano a terra, mentre Pagano li cita al mile quinte rimprovera il sindaco. Magra soddisfazione per i «dimenticati», infuriati quando si ritrovano in coda per entrare al museo e s'accorgono che dall'«uscita» entrano notabili e amici degli amici. Si spostano, protestano. Ma il cancello glielo sbattono in faccia. E lui, il comandante: «Ci prendono a pesci in faccia dal '98, da quando sospettarono che volessimo vendere il Satiro ad un mercante. Vergogna. Noi sotto processo. Anni e anni per "archiviare". Poi restaurano la statua, la presentano a Montecitorio e, davanti a Casini, non una parola per noi. A luglio organizzano qui il "Satiro d'oro" e fingono di invitarci 24 ore prima, mentre noi siamo a tre giorni di mare. Mando mia figlia per ritirare la targa e non la fanno salire sul palco. Umiliazioni continue». L'ultima nella notte bianca che per loro è diventata nera.