Prestigiosa sede di museo, è parzialmente in mano all'esercito: che l'affitta per feste di matrimonio (danzanti). Ora piovono proteste Caravaggio, supplì e disco-music: turisti furibondi Affittate per banchetti nuziali le sale confinanti con il museo. Dossier e proteste «Diciamo ai visitatori che è colpa del circolo accanto. Ci guardano come fossimo tutti pazzi» Vista sulla «Fornarina» di Raffaello, capolavoro dell'arte mondiale, con sottofondo di grida: «Viva gli sposi. Bacio-bacio». Il «Narciso» di Caravaggio, altra vetta della pittura occidentale, avvolto dal lezzo dei frittini tanto in voga nei banchetti. Disco music sparata dai dj in sale attigue a quelle dove sono esposte tele di Tizìano e Guido Reni. Accade soprattutto nei fine settimana, a Palazzo Barberini: dove la Galleria nazionale d'arte antica coabita suo malgrado con il Circolo ufficiali delle Forze armate, che affitta regolarmente le sue sale per pranzi di nozze. Del problema è stato informato il soprintendente Strinati. Visto che alcuni turisti hanno protestato chiedendo il rimborso del biglietto. Nel braccio di ferro tra Difesa e Beni culturali, che va avanti da mezzo secolo, si schiera ora (prò Cultura) anche una parte del centrodestra: «Restituire il Palazzo all'arte». Quel forte odore di fritto - crocchette, supplì, olive ascolane -che invade le narici mentre si ammirano alcuni tra i più celebri capolavori di Caravaggio: «Narciso», «San Francesco», «Giuditta e Oloferne». Quella musica da disco-dance sparata a mille e subita a forza da tutti i visitatori intenti a osservare il genio di Raffaello nel leggendario ritratto della «Fornarina». Quel rumore di stoviglie, ininterrotto, che fa da sottofondo alle tele di El Greco, Tiziano, Guido Reni. Il tutto condito con applausi e cori: «Viva gli sposi», «Bacio bacio». Potrebbe sembrare una sorta di catering della follia. Ma si tratta di ordinarie scene da uno dei tanti matrimoni che si svolgono a Palazzo Barberini, il più importante palazzo seicentesco di Roma. Che ancora oggi, dopo più di mezzo secolo di battaglie, è diviso a metà tra Galleria nazionale d'arte antica e Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Capita soprattutto di sabato e domenica, quando i militari affittano le splendide sale, occupate abusivamente da ormai mezzo secolo, per banchetti nuziali. Sale che però confinano, e non è un particolare da poco, con quelle dove sono esposte opere considerate patrimonio dell'umanità. Solo due porte in legno separano infatti il banchetto dei tanti novelli sposi, spesso con dj al seguito, dalle preziose tele: la Sala del Trono (Circolo), prescelta per i banchetti, confina infatti con il Salone Pietro da Cortona (Museo), quello del famoso affresco barocco e dei Caravaggio appesi alle pareti. Mentre la Sala Ovale (Circolo), più piccola e prediletta per gli aperitivi, è attigua alla Sala dei Marmi (Museo) con la «Fornarina» e il ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein (tante per dirne due...). Succede allora che i turisti si infurino (molti, va detto, la prendono invece a ridere) e chiedano anche il rimborso del biglietto: «Crazy», commentano. «Da pazzi», appunto. Un'ordinaria follia che - come raccontano i custodi di un museo sempre più umiliato - non accenna a diminuire: «Proviamo a spiegare che non dipende da noi, ma dalla convivenza con un circolo privato. Però ci guardano come se fossimo pazzi». Un dossier (due promemoria) sul nodo odori-musica, ultima e più incredibile puntata di questa surreale coabitazione tra quadri, sculture, damigelle, crespelle e vol-au-vent, è già da tempo sul tavolo del soprintendente Claudio Strinati. Ma il ministero per i Beni Culturali appare sempre più la vittima in questa storia che non accenna a risolversi. I militari, dal Palazzo, non sembrano infatti intenzionati ad andarsene, nonostante gli impegni presi: l'ultimo, che pareva vincolante, nel 1997, con un documento firmato dagli allora ministri Andreatta (Difesa) e Veltroni (Beni Culturali). Pacta sunt servando.: «I patti devono essere rispettati, il Palazzo tornerà ai romani», aveva solennemente annunciato il ministro in carica Rocco Buttiglione, ormai cinque mesi fa. Ma di un eventuale trasloco non si ha ancora notizia, nonostante i lavori nella nuova sede - la Palazzina Savorgnan di Brazzà, restaurata con 24 miliardi di lire stanziati nel 1998 dal governo italiano all'epoca della Melandri ministro -siano praticamente terminati. Di più, il Circolo quest'estate ha fatto erigere due nuove strutture (effimere, per fortuna) : due box auto sul lato destro di una delle meraviglie dell'architettura italiana di tutti i tempi.