«Una doccia fredda, uno shock terribile, una presa in giro che però è ben lontana dallo spaventarci. Non ci arrenderemo, nemmeno stavolta. La nostra battaglia continua»: questo il primo commento a caldo di Tina Rinaldo, presidente del Comitato intercomunale contro la Valdastico Sud dopo aver appreso, venerdì in tarda serata, la "terribile" notizia. Il Consiglio di Stato ha accolto, infatti, il ricorso presentato dalla Regione Veneto, che ha sempre sostenuto la necessità e l'improrogabilità dell'infrastruttura, per dar vita a quella che è stata definita la «seconda trasformazione del Veneto verso la sua modernizzazione, nel rispetto totale della sicurezza del paesaggio lungo tutto il percorso».Di diverso avviso, naturalmente, il fronte del no, che vede impegnati oltre al comitato, anche WWF, Italia Nostra e la fondazione inglese The Landmark Trust, il cui presidente onorario è il principe Carlo d'Inghilterra. Dopo la giornata trascorsa a Venezia, gli oltre cento presenti, che avevano persino organizzato un pullman per assistere all'evento, sono tornati carichi di speranze, convinti in un esito favorevole. Un sogno che si è infranto poche ore dopo quando, ancora in viaggio, sono stati raggiunti dalla notizia ufficiale. «Siamo rimasti esterrefatti - spiegano gli ambientalisti - nell'apprendere del ribaltamento da parte del Consiglio di Stato della sentenza del TAR Veneto, che a giugno aveva bocciato la A31 la famigerata Pi.Ru.Bi. Un'autostrada che rischia di devastare il paesaggio delle Ville Palladiane, i Monti Berici e l'ambiente agricolo e naturale tra Vicenza e Rovigo, toccando la provincia di Padova e Verona. Molte delle cesure evidenziate dal TAR Veneto - continuano - erano, a nostro giudizio ineludibili. Tra queste l'affermazione che la motivazione della delibera del Consiglio dei Ministri e del successivo decreto del Presidente si poneva come 'asserzione pressoché arbitraria' e quella secondo cui la valutazione favorevole della Commissione VIA, che non aveva neppure valutato il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali e delle tre soprintendenze, sarebbe stata illegittima». «Ci riserviamo - soggiunge Tina Rinaldo - di valutare con calma le motivazioni alla base di questa sentenza, quindi decideremo le prossime azioni da intraprendere. Non abbiamo dubbi sulla fondatezza delle nostre posizioni e siamo pronti a continuare ad opporci. Il comitato è cresciuto e maturato molto in questi anni e non ha alcuna intenzione di gettare la spugna». In base al progetto, il nuovo tracciato autostradale, di circa 54 chilometri e con sei caselli, inizierà a Piovene, dove rimase a suo tempo "incompiuta" la Valdastico e terminerà con lo svincolo sulla Transpolesana a Canda, interessando un totale di 23 comuni e quattro province.
IL FRONTE DEL NO alla Valdastico Sud
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della Regione Veneto, che sosteneva la necessità e l'improrogabilità dell'infrastruttura autostradale Valdastico Sud. Il fronte del no, composto da WWF, Italia Nostra e The Landmark Trust, ha espresso disappunto per la sentenza. Gli ambientalisti sostengono che la sentenza del TAR Veneto, che aveva bocciato la A31, è stata ribaltata e che molte delle cesure evidenziate dal TAR Veneto erano ineludibili. Il comitato intercomunale contro la Valdastico Sud ha deciso di continuare la battaglia e di valutare le prossime azioni da intraprendere.
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