«È la prima volta che mi trovo nei panni del sindacalista e mi piace proprio. Quasi quasi alle prossime primarie mi presento anch'io». È un Roberto Benigni felicemente scatenato quello che si è presentato ieri alla manifestazione romana contro i tagli al Fondo unico dello spettacolo (da 464 a 300 milioni di euro più la mannaia sugli enti locali) che ha portato in piazza tremila persone. Il governo Berlusconi avrà anche questo primato: il primo sciopero nella storia d'Italia ad aver messo insieme lavoratori, artisti e «padroni» del mondo dello spettacolo. Uno sciopero epocale e massiccio, riuscito al punto da aver tenuto chiusi nella giornata di ieri (proprio quella prevista per l'uscita de La Tigre e la Neve di Benigni) gran parte dei cinema e dei teatri della penisola. E ha riempito, anzi ha fatto straripare, il centro congressi Capranica di Roma dove si è tenuto l'incontro-manifestazione al quale hanno aderito in modo compatto tutte le sigle del mondo dello spettacolo. Dall'Anica, la «confindustria» dei produttori di cinema, all'Agis, alla storica Associazione degli Autori, Anac, al sindacato Attori, alle sigle del teatro, della danza, gli enti lirici. E poi i sindacati confederali rappresentati da Epifani per la Cgil, Pezzotta per la Cisl e Paolo Pirani per la Uil. Tutti insieme per dire no ai tagli devastanti allo spettacolo minacciati da questa Finanziaria e al «genocidio culturale» compiuto da questo governo. Alle due del pomeriggio la sala Capranica è già stracolma. C'è più gente del previsto. Stricioni ovun-que del San Carlo di Napoli, della Fenice di Venezia, delle orchestre sinfoniche di tutta Italia, di associazioni come gli «Artisti contro la guerra». In prima fila Citto Maselli e Carlo Lizzani, per l'Anica, sottolineano il «valore politico» di questi ultimi tagli e la necessità di tenere alta la guardia. In platea il direttore della Mostra di Venezia (una delle istituzioni che rischia di saltare) Marco Muller dice: «bloccare il cinema significa bloccare la società civile e condannare l'Italia all'isolamento». Poi Piero Fassino, Beppe Giulietti, Vincenzo Vita dei Ds. E per lo spettacolo si vedono tra i tanti Gabriele Lavia, Mariangela Melato, Pietro Garinei, Maurizio Scaparro, Silvio Orlando, Alessandro Baricco, Gigi Magni, Carla Fracci. È un continuo via vai, finché la sala è stracolma. Nanni Moretti è costretto a rimanere fuori, insieme a Monicelli, Placido, Verdone, i «fratelli» Guzzanti, i «fratelli» Taviani e i tanti tantissimi altri che di lì a poco si muoveranno in corteo verso palazzo Chigi a ritmo di canti, danze, e veri e propri spettacoli di burattini. Un fiume umano composto da ogni categoria: dai registi ai sarti, dai parrucchieri ai musicisti. Gli interventi sul palco si susseguono. Aurelio De Laurentiis nei panni di presidente dei produttori si rivolge direttamente al premier: «Silvio tu che ti sei arricchito col cinema e con le tv, tu che sei un uomo di spettacolo devi intervenire». Corrado Augias, in veste di moderatore, ironizza: «ecco alle 16 e 04 la parola fatidica - Berlusconi - è stata pronunciata». Giù applausi e risate in un clima di vitale combattività. Epifani, sottolineato il rischio di perdere il lavoro per i 60mila del mondo dello spettacolo, chiama in causa direttamente il ministro Buttiglione: «lui che parla di tagli agli sprechi non ha capito niente di questo mondo. Qui c'è gente che lavora con passione e quindi se ne vada». «Dimissioni, dimissioni, dimissioni» si leva alto e ritmato il grido del pubblico in sala. Anche Alberto Francesconi, presidente dell'Agis, «sfodera le armi»: «il ministro ci invita a un esame di coscienza? Forse è lui a non sapere cos'è la coscienza perché è stato proprio lo spettacolo a creare la coscienza civile in questo paese. Cosa pensa? Che se la fontana di Trevi non rende si sostituisce con un fast food?». Ci sono artisti, poi, che hanno aderito a distanza. Come il regista Francesco Rosi, che ha inviato un telegramma e dichiara: «Una società che non difende i valori sociali ed educativi di cinema, teatro, musica e arte non aiuta i giovani a crescere nel modo giusto». Dal fronte governativo? Gabriella Carlucci, responsabile dello spettacolo di Forza Italia, prova a mettere una pezza dicendo che loro non distruggono niente e il partito di Berlusconi parla di demagogia. Invece chi fa e vive di spettacolo la pensa in modo radicalmente diverso. Il messaggio è stato lanciato. Ed è chiaro. Lo dimostra la sala che «impazzisce» quando al Capranica entra Benigni. Accompagnato da un nugolo di fotografi e cineoperatori Roberto si siede in platea ma viene richiamato «all'ordine» da Augias il moderatore. Quando sale sul palco è un'ovazione: «Sono contento di essere qua in mezzo ai creatori dei sogni. Solo che adesso ci hanno tagliato pure quelli». Cita una storiella di Dostoevskij e riprendendo la «battuta» di Augias sulla «parola fatidica» conclude: «ecco ora la parola fatidica la dico io: Berlusconi, Berlusconi...». L'applauso è generale, «Che ci diano questi fondi e poi glieli ridaremo centuplicati» dice, poi Roberto spruzza il pubblico con una bottiglia d'acqua minerale e tutti lo seguono fuori della sala al grido di «Corteo». E corteo sarà.
Uccidono lo spettacolo, ma noi non ci stiamo
Ieri, a Roma, si è tenuta una manifestazione contro i tagli al Fondo unico dello spettacolo, che ha riunito oltre tremila persone provenienti da diverse categorie del mondo dello spettacolo. Il sindacalista si è presentato e ha chiesto il rispetto dei lavoratori, artisti e padroni del mondo dello spettacolo. Il governo Berlusconi ha bloccato i cinema e i teatri della penisola, e la manifestazione ha chiesto il ripristino dei fondi tagliati. I partiti politici hanno espresso la loro solidarietà con il mondo dello spettacolo, e alcuni hanno chiesto le dimissioni del ministro Buttiglione.
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