Il teatro Argentina a Roma ha accolto ieri lo schieramento delle adesioni alla manifestazione indetta dagli enti locali della città e del Lazio, un'assemblea che ha preceduto la grande manifestazione nazionale che si tiene oggi al Capranica («chiudere un giorno per non chiudere sempre») contro i tagli alla cultura della Finanziaria (in sintesi: meno della metà della media europea). Poiché non è certo stato il primo segnale politico a colpire i diversi settori con una tecnica in genere applicata scientificamente nelle aziende, il taglio è vissuto da tutti come una serrata a cui bisogna rispondere con la più ampia mobilitazione. La risposta oggi è la chiusura pressoché totale delle sale, dei teatri e sale di concerto (la Biennale di Venezia offre un biglietto unico di 5 euro invece di 15 per le mostre). «Esprimo solidarietà agli enti locali a nome di tutta l'Unione di fronte a una ennesima prova di insensibilità e miopia con cui si affrontano i problemi del nostro paese» ha detto Piero Fassino «bisogna avere un approccio diverso di fronte a questi temi, non si deve considerare la cultura come se fosse una spesa superflua che si può tagliare tranquillamente». In mattinata alla commissione cultura del Senato si era votato sulla necessità di aumentare i fondi del ministero dei beni culturali e incrementare il Fus almeno secondo i livelli del 2005. Mentre l'augurio di tutti era che il governo mantenesse l'impegno, il ministro della cultura Buttiglione così dichiarava: «il paese attraversa una fase difficile e tutti devono fare sacrifici, si impone perciò comunque un doloroso riassetto» Cioè: «riassorbire le sacche di improduttività, riformare dove necessario, ma per poter fare questo è necessario disporre di strumenti adeguati». Al teatro Argentina erano presenti i sindacati di categoria, l'Agis, l'associazione degli Autori, il Sindacato critici cinematografici, la consulta universitaria del cinema, i produttori televisivi, Bruno Cagli presidente dell'Accademia di Santa Cecilia, il sovraintendente Emani per il Teatro dell'opera (un taglio di oltre 8 milioni di euro). Hanno inviato la loro adesione Roberto Benigni, Gaudio Abbado, Uto Ughi, Maurizio Pollini, Sabrina Ferili, Sabina Guzzanti, Simona Marchiili e Philippe Daverio, mentre erano in sala Carla Fracci, Liliana Cavani, Catherine Spaak, Paola Pitagora, Sorda Bergamasco, Gabriele Lavia, Daniela Poggi, Fabrizio Gifuni, Adalberto Maria Merli, Roberto Gatto e Nicky Nicolai e storici esponenti della vita culturale romana come Americo Sbardella del Filrn studio e Cristina Torelli dell'Officina. Tra i parlamentari Giovanna Melandri e Giuseppe Giulietti. «Un intervento che potremmo definire brutale», ha detto l'assessore alla cultura della regione Lazio Giulia Rodano, secondo la quale i tagli rappresentano «un cappio al collo della cultura e dello spettacolo». Per Vincenzo Vita assessore alla cultura della provincia di Roma: «Il governo televisivo decreta la morte in diretta della cultura». Per Borgna, assessore alla cultura del comune di Roma, c'è una grande ipocrisia nella vicenda dei tagli, perché «mentre i grandi eventi si potranno fare ugualmente grazie agli sponsor, verrà colpita la vita di strutture come musei, biblioteche, teatri». «Sto pensando a Cerignola, il mio paese, ha concluso Michele Placido, dove ogni anno porto gli studenti dell'Accademia a fare spettacoli senza chiedere niente a nessuno e che probabilmente non verranno più perché magari andranno a fare i benzinai. Sono indignato perché la colpa ce l'abbiamo noi, abbiamo dato spazio a certe persone. Quando c'è stato da salvare il calcio, le tv, tutti si sono mossi. Qui dobbiamo fare noi la lotta, noi di questo mestiere, prendere i cartelli e fare qualcosa, come ai tempi di Gian Maria». Oggi tutti al Capranica, alle 14.30.
No ai tagli: sciopera la cultura
Ieri sera al Teatro Argentina a Roma si è tenuta un'assemblea per esprimere solidarietà agli enti locali e al ministero dei beni culturali contro i tagli alla cultura previsti dalla Finanziaria. L'assemblea è stata seguita da molti esponenti della vita culturale romana e da alcuni parlamentari. Il ministro della cultura Buttiglione ha affermato che il paese attraversa una fase difficile e che tutti devono fare sacrifici, ma ha anche detto che è necessario disporre di strumenti adeguati per riformare e riassorbire le sacche di improduttività. I tagli alla cultura sono stati criticati da molti, tra cui i sindacati di categoria, gli autori, i critici cinematografici e i produttori televisivi.
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