ROVERETO- Dal giorno della sua inaugurazione, il 15 dicembre scorso, a oggi, la nuova sede del Museo di Arte Moderna e Contemporanea, il Mart, di Rovereto ha visto transitare per le sue stanze oltre 100.000 visitatori. Persone curiose che da tutta Italia hanno voluto guardare con i propri occhi questa incredibile struttura frutto della genialità creativa dell' architetto Mario Botta (autore di importanti progetti museali quali la Galleria d'Arte Watarium a Tokyo, il Museum of Modern Art di San Francisco, il Museo Tinguely di Basilea, il Centro Friedrich Durrenmatt di Neuchatel) coadiuvato dall'ingegner Giulio Andreolli. Un'architettura che ben si armonizza nel contesto cittadino, per la sua imposizione discreta e allo stesso tempo eccentrica che, su una superficie di totale di 14.500 mq, di cui 5.600 dedicati all'arte del XX e XXI secolo e più di 5.000 occupati da aree per lo studio e la ricerca, la didattica e i servizi, fa del Mart uno dei più bei capolavori dell'architettura dei nostri tempi. La cittadina di Rovereto, che conta 34.000 abitanti, secondo centro maggiore del Trentino dopo il capoluogo, che ha conosciuto il suo massimo splendore nel 1700 grazie all'attività della seta e ha dato i natali al filosofo Antonio Rosmini, massimo esponente dell'Accademia degli Agiati, vuole oggi imporsi all'attenzione non solo locale e regionale, ma addirittura internazionale. Il microcosmo cerca, insomma, un modo per superare i propri limiti e i propri confini e lo trova nell'arte e nella cultura. Un evento nell'evento che insieme armonizzano e rappresentano quelle tensioni e quel bisogno di andare oltre, di aprire lo sguardo. Non può lasciare indifferenti la piazza, coperta da una cupola in acciaio e vetro, frutto di particolari studi statici, che si presenta non solo come il luogo d'accesso al museo, alla biblioteca, all'auditorium e alla cafeteria, ma anche come il cuore baricentrico dell'intero complesso, lo spazio pubblico che permette l'incontro e lo scambio. Proprio come si propone di fare l'intera collezione della mostra d'apertura, Le stanze dell'Arte. Figure e immagini del XX secolo, curata dalla direttrice Gabriella Belli, che rappresenta un importante momento di collaborazione e scambio con le grandi istituzioni internazionali e con il collezionismo privato italiano e estero. Il comitato scientifico annovera tra i suoi componenti nomi quali Pierangelo Schiera, Zdenka Badovinac, Ingo Bartsch, Luigi Serravalli, Harald Szeemann, Peter Weiermeier e Pia Vivarelli. Protagonisti sono i capolavori dell'arte del XX secolo, una narrazione della storia per immagini che racconta l'avventura futurista (Boccioni, Balla, Depero, Prampolini), le grandi tappe del primo '900, con aperture su Arcaismo, Metafisica, Primitivismo, Realismo Magico e la Neue Sachlichkeit (Picasso, Modigliani, Carrà, De Chirico, Savinio, Casorati, Severini), il secondo '900 (Melotti, Morandi, Fontana, Licini, Novelli, Vedova), la Pop art (Klein, Christo, Warhol, Rauschenberg, Lichtenstein, Pistoletto, Paolini) fino ai contemporanei a cui è affidato il compito di rappresentare la misura critica e ideativa del museo in rapporto al tempo presente. La nuova sede del Mart rappresenta un modo coraggioso da parte dell'autonomia trentina di voler porsi all'attenzione internazionale, da un lato evidenziando come l'autonomia non sia solo un fatto politico amministrativo ma anche culturale e artistico, dall'altro un fatto di rete che vede coprotagoniste le identità trentina e roveretana e quella internazionale. «Il nuovo museo sarà roveretano, trentino e al contempo internazionale» dice Roberto Maffei, sindaco di Rovereto, «una finestra sul mondo per il nostro territorio». L'obiettivo è quello di intensificare la propria qualità territoriale in un quadro il più possibile aperto e internazionale, di competere da protagonisti in un' Unione europea che da sempre promuove la messa in gioco delle componenti e delle istituzioni culturali. L'augurio di Pietro Monti, presidente del Mart, è che questa nuova struttura «diventi simbolo dell'identità collettiva, che sia capace di rendere evidenti e concreti il lavoro dell'uomo, le esperienze fatte, ma anche le aspirazioni, le idee e i progetti futuri; che possa convogliare forze, investimenti, risorse ed energie verso un comune obiettivo di crescita civile della nostra società». Interessante e degna di attenzione anche la comunicazione che è stata pensata per promuovere l'identità del museo. La prima campagna di marketing annunciava 'Apre il Mart. Nonchiamatelo Museo', giocando con l'assonanza con il pianeta che più di ogni altro ha catturato e cattura tuttora l'immaginazione della gente, di studiosi, di romanzieri e sceneggiatori, per rivelare la sua vocazione culturale e la sua "diversità", invitando a un viaggio di "esplorazione". Poi la scelta è caduta su una nuova headline "Spedizione su Mart" per evocare la suggestione di un altro mondo ancora inesplorato. La grande cupola del museo, abbagliante di luce nell'oscurità, diventa allora l'astronave sulla quale salire per placare la propria sete di conquista di nuove frontiere e il viaggio verso Mart l'occasione per scoprire un modo nuovo in cui confrontarsi con l'arte del '900, il secolo simbolo della modernità.