OPERAZIONE "LAST MINUTE" La Procura chiude il cerchio sul gruppo capeggiato da Massimo e Antonino Giuseppe Villari Spaccio, rapine, ricettazione, estorsioni e colpi in ville prestigiose. Dodici escono dall'inchiesta Spaccio di sostanze stupefacenti; furti di mobili antichi, opere d'arte (per lo più dipinti), preziosi, estorsioni, rapine, gioco d'azzardo, ricettazione. L'holding del crimine sgominata lo scorso maggio dai carabinieri, un gruppo in ascesa con base operativa nella zona sud del capoluogo ma già con diverse ramificazioni sul territorio: chiuso il cerchio delle indagini preliminari dell'operazione "Last minute". Ventisei gli indagati, dieci persone, la cui posizione è stata sottoposta ad accertamenti di polizia giudiziaria, escono invece dall'inchiesta. L'avviso di conclusione delle indagini è stato firmato, e già notificato alle parti, dal procuratore aggiunto Salvatore Scalia e dal sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Verzera. Cinque degli indagati, due dei quali indicati dagli inquirenti come i vertici dell'organizzazione, Massimo Villari e Antonino Giuseppe Villari, devono anche rispondere di associazione a delinquere: gli altri tre cui viene contestato il reato previsto dall'articolo 416 del codice penale, sono Gabriele Neroni, Alessandro Dell'Acqua e Fabio Silvestre. Gli indagati, nei prossimi venti giorni, hanno facoltà di farsi interrogare dall'autorità inquirente o produrre, attraverso i propri difensori, memorie o atti tendenti a dimostrare l'estraneità ai fatti contestati. Questo sul piano della procedura. L'operazione "Last minute" focalizza una serie di attività illecite messe in piedi da un gruppo, che gli investigatori dipinsero come organizzato su più livelli di responsabilità criminale, in grado di estendere il raggio di azione anche in provincia, dove furono realizzati diversi colpi in abitazioni del versante tirrenico comprese tra Villafranca e Milazzo. Il gruppo, capeggiato da Antonino Guseppe Villari e Massimo Villari, portò a-vanti la sua attività criminale in un periodo compreso tra il 2003 - l'intero arco dell'anno - e il 2004. Lo scorso mese di maggio l'offensiva dei carabinieri che sfociò nella notifica di 16 ordini di custodia cautelare, 38 nel complesso furono gli indagati, dodici dei quali hanno già avuto modo di dimostrare la loro estraneità ai fatti. Ecco i 26 per i quali si prospetta adesso la richiesta di rinvio a giudizio, prossimo passo della Procura della Repubblica sulla strada della celebrazione del processo: Salvatore Arena, 32 anni, villaggio Cep; Giuseppe Barbera, 46, Camaro Superiore; Antonino Bonaffini, 31, messinese residente e Spadafora; Tommaso Crupi, 36, Bordonaro; Alessandro Dell'Acqua, 23, villaggio Cep, detenuto; Salvatore Ferro, 25, Fondo Fucile; Gianluca Fusco, 21, via Pirandello; Antonino Mangano, 23, Contesse, detenuto; Luciano Mangano, 20, Contesse, agli arresti domiciliari; Luigi Mangano, 30, Contesse, ma attualmente ai domiciliari in un'abitazione di Rometta; Massimiliano Merlino, 22, rione Villa Quiete; Achille Misiti, 25, rione Taormina; Domenico Giovanni Nero-nì, 27, Valle degli Angeli; Gabriele Neroni, 26, residente a Valle degli Angeli ma in stato di detenzione nel carcere di Agrigento; Enrico Nostro, 38, via Industriale, agli arresti domiciliari; Roberto Parisi, 26, villaggio Santo, agli arresti domiciliari a San Giovannello; Vincenzo pergolizzi, 25, camaro Superiore, ai domiciliari presso una comunità terapeutica; Ernesto Pistone, messinese di 24 anni residente a Spadafora; Agatino Sciuto, 29, Larderia Superiore; Paolo Settimo, 22, Santa Lucia sopra Contesse, detenuto nella casa circondariale di Caltagirone; Fabio Silvestro, 20, via Catania, detenuto a Gazzi; Giovanni Strano, 34, Minissa-le; Marcello Tavilla, 34, Spadafora, detenuto a Caltagirone; Franco Trovato, 34, Mangialupi; Antonino Giuseppe Villari, 28 anni, villaggio Aldisio, detenuto a Gazzi; Massimo Villari, 23, Valle degli Angeli, detenuto a Gazzi. Numerosi i capi di imputazione contestati, a vario titolo, agli indagati, alcuni dei quali compaiono nel fascicolo dell'indagine in posizione relativamente marginale (cessione di sostanze stupefacenti, episodi di ricettazione, danneggiamenti). Ben altro, invece, il ruolo dei presunti capi - peraltro personaggi noti da tempo alle forze dell'ordine -, ovvero di coloro che reggevano le fila dell'organizzazione, pianificando i colpi, alcuni portati a termine in ville prestigiose ancorché disabitate; gestivano il traffico di droga o il business della ricettazione di opere d'arte. A proposito di droga, del tutto particolare le modalità di "lavoro" di alcuni dei componenti la banda - da qui il nome dell'inchiesta "Last minute - che telefonicamente indicavano le dosi da acquistare parlando di minuti, come ricostruirono all'indomani degli arresti il comandante provinciale dei carabinieri col. Ortolani, il maggiore Iasson e il ten. Scarso. Nutrito il collegio dei difensori, composto dagli avvocati Antonio Strangi, Salvatore Stroscio, Salvatore Silvestro, Francesco Tracio, Tindaro Celi, Massimo Marchese, Tommaso Calderone, Bernardo Moschella, Laura Autru Ryolo, Giuseppe Abbatessi, Filippo Mangiapane e Lavinia Andriolo.