«Occorre un'attività costante di monitoraggio e soprattutto di manutenzione programmata Possiamo mettere a disposizione dello Stato le stesse apparecchiature giù utilizzate per le operazioni su Palazzo Vecchio». Dall'assessore alla cultura Simone Siliani riceviamo e pubblichiamo. E' buona regola riflettere bene prima di tranciare giudizi apodittici e soprattutto attenersi ai propri compiti istituzionali quando le proprie parole hanno una rilevanza pubblica. Regola che dovrebbe valere anche per i funzionali dello Stato impiegati presso le Soprintendenze che, forse, prima di addebitare a una causa preminente (quale il passaggio dei bus) la causa del distacco di materiale dalla facciata del Bargello, potrebbero svolgere indagini più accurate e magari riflettere su quanto la mancanza di monitoraggio e manutenzione (di competenza dell'organo di tutela) incidano su eventi come quello in oggetto. Secondo le verifiche effettuate dai nostri tecnici, la caduta di materiale dal Bargello non rappresenta un crollo né l'effetto di una lesione alla struttura del monumento. I frammenti ritrovati in terra ci dicono che non si tratta di una 'scaglia di pietra forte', ma più semplicemente da un conglomerato di calce, cemento misto a scaglie di pietre con molta probabilità appartenente a un intervento di restauro del Novecento. Non si tratta di un crollo perché comunemente con questa parola si indica il collassamento dei materiali e qui il distacco non ha avuto come causa il superamento delle tensioni proprie di un materiale, ma semplicemente la perdita di aderenza della malta dalle superfici di contatto. La Torre del Bargello e il Palazzo, almeno a livello del paramento murario estemo, rappresentano due distinti edifici, quindi non vi è compenetrazione di uno dei due paramenti. Su via Ghibellina è ancora visibile la netta separazione fra il bozzato della torre e quello del Palazzo. Sul fronte di via del Proconsolo, questo 'giunto' è state inopinatamente chiuso con malta bastarda e scaglie lapidee. In questi casi, il materiale di chiusura del giunto non è tìsicamente ancorato alla torre e neppure al palazzo, quindi la perdita di proprietà della malta comporta l'improvvisa perdita dell'ancoraggio, quindi la caduta a terra del materiale. Quando ciò si verifica, significa che in tempi brevi il fenomeno è soggetto a ripetersi per tutto il tratto dove è stata utilizzata la stessa tecnica, anche favorito dalla migliore penetrazione all'interno delle precipitazioni meteoriche. Come si previene tutto ciò? Con attività di monitoraggio e manutenzione programmata, come abbiamo fatto recentemente con la facciata di Palazzo Vecchio. Ci siamo avvalsi di tecnologie avanzate, competenze tecniche (che pure abbiamo sviluppato all'interno degli uffici comunali) e collaborazioni (come quella di Silfi e dei vigili del fuoco) per uno scrupoloso monitoraggio, costruendo un data-base che permette di valutare anche l'evoluzione nel tempo delle aggressioni dovute agli agenti esterni. La proposta che avanziamo alla Soprintendenza è di svolgere un analogo monitoraggio sul Bargello, potendo utilizzare sia le strumentazioni tecnologiche utilizzate su Palazzo Vecchio (che il Comune può mettere a disposizione), sia le competenze e l'esperienza maturata dai tecnici dell'ufficio Fabbrica di Palazzo Vecchio nell'occasione del restauro della facciata del palazzo della città. Una proposta di collaborazione che il Comune offre allo Stato nella convinzione che il Bargello (così come altri monumenti) sono un patrimonio della città e del mondo.