Il city manager al ministero: servono metal detector e va potenziata la pianta organica Pompei. Violati gli scavi: dalla casa del «Citarista» è scomparsa una statua in bronzo, alta 30 centimetri, raffigurante un leone. Ma i ladri sono stati beffati: nelle loro mani è finita una copia. L'originale, risalente al '79 dopo Cristo è custodito nel museo archeologico di Napoli. La riproduzione moderna, che adornava uno dei pozzi dell'atrio della casa del «Citarista», non ha alcun valore di mercato. «Essendo una riproduzione - spiegano gli esperti - il suo valore si limita a quello del metallo impiegato per realizzarla». Il furto sarebbe avvenuto, almeno stando alla denuncia presentata dal soprintendente Pietro Giovanni Guzzo ai carabinieri, diretti dal luogotenente Vittorio Manzo, nella notte tra il due e il tre ottobre. L'ennesimo saccheggio nell'area archeologica riaccende i riflettori sulla sicurezza del sito. Nonostante le 111 telecamere e i rilevatori a infrarossi, installati lungo il perimetro esterno del sito e nelle domus più importanti, i malviventii continuano a entrare indisturbati negli scavi, portando via reperti. Solo un mese fa il city manager, Luigi Crimaco, dalle pagine del «Mattino» lanciò un appello al ministero sulla necessità di «intensificare il sistema di sorveglianza all'interno dell'area archeologica con l'utilizzo di metal detector e l'ampliamento della pianta organica». Nelle prossime ore i carabinieri acquisiranno i video registrati dalle telecamere a circuito chiuso per esaminare le immagini e cercare di identificare gli autori del furto. Bisognerà anche capire perché gli addetti alla sala regia della vigilanza non hanno segnalato, in tempo reale, la presenza di intrusi nel cuore della notte all'interno dell'area archeologica. Stando a una prima ricostruzione del furto, ipotizzata dai carabinieri, i ladri, almeno due, si sono introdotti da Porta Stabia, il luogo dal quale, più facilmente, si può giungere alla casa del «Citarista». La domus profanata, un edificio di circa tremila metri quadrati, due ingressi che affacciano su via dell'Abbondanza e su via Stabiana. Secondo gli investigatori, rispetto ai furti precedenti avvenuti tra le antiche mura, questa volta non si tratta di un furto su commissione, ma messo a segno da ladri principianti. A un esperto d'arte, un potenziale mandante, non sarebbe sfuggito infatti il fatto che la statua originale è custodita nel museo archeologico di Napoli. Cosa che, anche esperti tombaroli, avrebbero, di certo, saputo. Non si esclude che a rubare la falsa statua del leone possa essere stato un turista che, colpito dalla bellezza del reperto, si sia introdotto negli scavi per impossessarsi del souvenir. Non è la prima volta, d'altronde che, un visitatore, pur di riportare in patria un reperto dell'antica Pompei, si spinge oltre il confine della legalità. Alcuni mesi fa, infatti, un giovane turista francese, studente universitario, fu bloccato dai carabinieri all'aeroporto di Malpensa con un pezzo di mosaico nascosto nello zaino. Se a rubare la statua fosse stato un turista, avrebbe sfidato un'antica legenda metropolitana legata ai reperti della città sepolta. La leggenda narra di una maledizione che colpisce tutti quelli che rubano nella Pompei antica. Ogni anno, ad avvalorare i racconti sulle presunte maledizioni legate alla città distrutta dal Vesuvio duemila anni fa, sono i pacchetti spediti da ogni parte del mondo all'ente del turismo, al sindaco e al soprintendente, contenenti reperti trafugati dai visitatori durante le visite agli scavi. Le restituzioni degli oggetti sono seguite da lettere di scuse dei turisti per il gesto compiuto con la speranza che possano scansare le eventuali disgrazie provocate dalla sottrazione del souvenir.