Venerdì scioperano tutte le componenti del mondo dello spettacolo Protesta contro i tagli in Finanziaria. Albertazzi: «Il governo considera la cultura uno spreco». Fo: «Ci ritengono rami secchi» L'attore teatrale Giorgio Albertazzi, critico verso i tagli al Fus (Ansa). MILANO - Cinema e teatri chiusi nell'intera giornata di venerdì per uno sciopero indetto dal mondo dello spettacolo, compatto in tutte le sue componenti artistiche, sindacali e imprenditoriali. Nello stesso giorno è convocata una grande manifestazione nazionale a Roma. Al centro delle proteste la nuova Legge Finanziaria, che prevede un taglio del 40 di tutte le risorse pubbliche per lo spettacolo, tra decurtazione del Fondo unico (da 464 a 300 milioni di euro), eliminazione delle quote del gioco del Lotto destinate al settore e minori trasferimenti agli enti locali. Tutto ciò aggravato, secondo gli organizzatori della serrata, da pesanti ritardi normativi che rischiano di determinare il blocco delle attività cinematografiche e la paralisi totale dello spettacolo dal vivo dal prossimo anno. Gli organizzatori temono che i tagli provocheranno una drastica riduzione dell'offerta di eventi al pubblico, metteranno in serio pericolo l'esistenza di circa 5 mila aziende e il posto di lavoro di oltre 60 mila addetti, su 200 mila occupati nel settore. L'EX MINISTRO - «Dei tagli al Fondo unico per lo spettacolo previsti dalla Finanziaria penso tutto il male possibile», ha dichiarato l'ex ministro ai Beni Culturali Giuliano Urbani. Lo sciopero di venerdì «è la conseguenza - ha aggiunto - di una misura che taglia a tutti indiscriminatamente, mentre andrebbe preferito un criterio di selettività che cerchi di tagliare solo gli sprechi. Spreco ovviamente non è - ha concluso - finanziare il cinema, il teatro e la musica». FORME DI PROTESTA - Tra le forme di protesta contro i tagli della Finanziaria si segnala quella di una sala cinematografica romana, l'«Azzurro Scipioni», che rimarrà aperta per tutta la giornata di venerdì, ma senza proiettare film. La Scala, il più celebre teatro italiano, ha annunciato l'annullamento del «Barbiere di Siviglia». Adesioni alla serrata non solo nel capoluogo lombardo, ma in tutta Italia. A Cagliari, ad esempio, i sindacati degli operatori dello spettacolo hanno promosso una manifestazione-concerto davanti al palazzo del Consiglio regionale. Il blocco farà slittare anche l'uscita dell'atteso nuovo film di Roberto Benigni, «La tigre e la neve». «CI GIUDICANO RAMI SECCHI» - Giorgio Albertazzi, tra i più importanti attori teatrali italiani, ha dichiarato che aderirà allo sciopero, convinto che «il taglio sia una cosa inaudita, l'atto di un governo che considera la cultura una spesa e uno spreco anziché un investimento». Gli fa eco il collega Dario Fo: «Hanno tagliato quelli che per loro sono dei rami secchi. Ci giudicano così». Sul fronte del grande schermo, il direttore del Museo del Cinema di Torino, Alberto Barbera, ha commentato: «I tagli al Fondo unico per lo spettacolo sono ridicoli e ingiustificati, non risolvono i problemi strutturali dell'economia italiana e rischiano di condannare al silenzio un settore fondamentale che è anche produttivo».
TAGLI: La serrata di cinema e teatri contro i tagli
Lo sciopero di venerdì è stato indetto dal mondo dello spettacolo per protestare contro i tagli previsti nella Legge Finanziaria. I tagli prevedono una riduzione del 40% delle risorse pubbliche per lo spettacolo, tra cui il Fondo unico, l'eliminazione delle quote del gioco del Lotto e minori trasferimenti agli enti locali. Gli organizzatori temono che i tagli provocheranno una riduzione dell'offerta di eventi al pubblico, metteranno in pericolo l'esistenza di aziende e il posto di lavoro di addetti. L'ex ministro Giuliano Urbani ha dichiarato che i tagli sono "indiscriminati" e che dovrebbero essere tagliati solo gli sprechi.
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