AL LAVORO la commissione tecnica voluta dal sindaco Domenici per far luce su quanto è avvenuto nell'antico palazzo. A cedere è stato il "rimpello" che doveva essere rimosso. I tecnici della Fabbrica di Palazzo Vecchio contestano la versione della soprintendenza: la caduta delle pietre non è stata causata dai passaggi dei bus ma da un restauro sbagliato Emersi nelle ultime ore nuovi elementi rispetto al crollo di alcune pietre dal Bargello. Contratriamente a quanto affermato nei giorni scorsi dalla Soprintendenza, secondo i tecnici del comune di Firenze, quella caduta al suolo in via del Proconsolo due giorni fa, non sarebbe una parte strutturale del palazzo ma un pezzo di "rimpello", un elemento di congiunzione fra la torre e la facciata. Non si tratterebbe quindi di un problema di carattere statico ma il fenomeno, data l'estensione e la fragilità del rimpello, potrebbe essere destinato a ripetersi. Diversa, sempre secondo i responsabili dell'ufficio fabbrica di Palazzo Vecchio, anche la causa accidentale del crollo: non le vibrazioni provocate dal passaggio degli autobus in via del Proconsolo, ma alcune "disattenzioni" nell'esecuzione del restauro della facciata (risalente al 1999), cioè la mancata la mancata rimozione del rimpello. Il Comune, nella persona dell'assessore Simone Siliani, si dichiara comunque disponibile alla più completa collaborazione con la Soprintendenza. INSOMMA è stata colpa delle vibrazioni degli autobus che passano così frequentemente di lì o la questione è un'altra? Secondo i tecnici del Comune di Firenze la responsabilità sta tutta nel "rimpello", cioè in quel misto di pietra e malta che, nello specifico del Bargello, aveva la funzione di unire la torre alla facciata rivolta su via del Proconsolo. Si tratta di due opere murarie costruite in tempi diversi e sostanzialmente autonome. Chi dalle notizie dei giorni scorsi deducesse che il Palazzo del Bargello sta cadendo a pezzi sbaglierebbe di grosso, è caduto invece un conglomerato, "probabilmente messo prima dell'ultima guerra", dice Antonio Paolucci, soprintendente al Polo museale fiorentino, con l'unico scopo di dare continuità apparente e questi due elementi della costruzione. Il rimpello non ha alcuna funzionalità statica, "il materiale di chiusura del giunto non è fisicamente ancorato alla torre e neppure al palazzo quindi la perdita di proprietà della malta comporta l'improvvisa perdita dell'ancoraggio e quindi la caduta a terra del materiale" si legge nella dichiarazione che sull'accaduto ha rilasciato Simone Siliani, assessore alla cultura del Comune di Firenze; "quando ciò si verifica vuol dire che in tempi brevi il fenomeno è soggetto a ripetersi per tutto il tratto dove è stata utilizzata la stessa tecnica anche favorito dalla migliore penetrazione all'interno delle precipitazioni meteoriche". Insomma, secondo i responsabili dell'ufficio Fabbrica di Palazzo Vecchio che hanno eseguito un primo sopraluogo, non si è avuto un crollo perché in quel caso avrebbe dovuto trattarsi di un collassamento di una parte dei materiali di costruzione. Sia la torre sia la facciata su via del Proconsolo sono dunque integri e non corrono rischi. A cedere con tutta probabilità è stata la malta che teneva insieme le scaglie di pietra fra la torre e la facciata. D'altronde basta soffermarsi e guardare in alto per notare che il rimpello parte quasi da terra ed arriva fino in cima, ma anche per accorgersi che numerose sono le parti mancanti, a testimoniare che certamente la caduta di qualche giorno fa non è stata la sola anche se magari è stata la più eclatante e pericolosa, oltre che la più recente. "Su via Ghibellina, dice Siliani, "è ancora visibile la netta separazione fra il bozzato della torre e quello del Palazzo. Le due cortine murarie sono, per tutta l'altezza distanziate di 10 centimetri. Un'intuizione che anticipa i moderni giunti sismici che l'attuale normativa prescrive dopo 20 metri di fronte continuo o quando siano contigui due corpi di fabbrica con pesi propri molto diversi e quindi con diversi comportamenti sismici". Per il tratto di via del Proconsolo le scelte, precedenti, devono essere state diverse. Ma, come ci ha ricordato giorni fa Paolucci, nel 1999 la Soprintendenza spese 300 milioni per il restauro delle facciate del Bargello e forse sarebbe stato il caso di rimuovere allora il famigerato rimpello, espressione di un procedimento costruttivo ormai superato. "Proponiamo alla Soprintendenza", continua la dichiarazione di Siliani, "una collaborazione, ossia la possibilità di utilizzare sia le strumentazione tecnologiche utilizzate su Palazzo Vecchio che mettiamo a disposizione, sia le competenze e l'esperienza maturata dai tecnici dell'ufficio Fabbrica di Palazzo Vecchio nell'occasione del restauro della facciata del Palazzo della città ». «Su quali siano le cause della caduta di qualche giorno fa e sulle condizioni della facciata» dice ancora il soprintendente Paolucci «non posso commentare le conclusioni a cui è giunto il Comune senza prima aspettare gli esiti dell'indagine che i nostri tecnici inizieranno a breve, "ad horas". E' questione di giorni, sulla collaborazione poi siamo assolutamente d'accordo». Da prigione a grande museo Il Bargello, sede di un museo statale ricco di collezioni importanti, è il più antico palazzo civico di Firenze. Costruito in età medievale (1255), ben prima di Palazzo Vecchio, il Bargello nacque come Palazzo del Capitano del Popolo e poi divenne Palazzo del Podestà (1261). Bargello è il nome che assume da metà '500 perché così la gente chiamava il Capitano di giustizia ossia il capo della polizia che lì aveva i suoi uffici insieme al Consiglio di Giustizia. L' edificio ospitava le prigionie conteneva sale di tortura i cui strumenti vennero bruciati nel 1786 su ordine del granduca Pietro Leopoldo, che aveva abolito la pena di morte. Le prigioni vi rimasero fino al 1857,quando furono trasferite nell' ex convento delle Murate. Dopo una ristrutturazione il Bargello venne trasformato in museo(1859) e lì vi convergono raccolte di sculture e di oggetti d' arte.