Neppure il prestigioso museo archeologico di Bagdad si è salvato dalla furia dei saccheggiatori. Una decina di persone sono entrate indisturbate al piano terra del museo nazionale e hanno scorrazzato nelle sale dell'esposizione e negli uffici. Ceramiche e statue sono state rovesciate a terra e distrutte. Alcuni uomini hanno trascinato via un antico portale dell'edificio. Per ora, sarebbero state risparmiate le sale del piano superiore. Il museo archeologico r di Bagdad, situato nel quartiere di Karkh e composto di 32 sale, è il più importante dell'Iraq ed uno dei più famosi nel mondo perl'arte e la storia dell'antica Mesopotamia. Custodisce i bassorilievi assiri del palazzo di Nimrod e di Khorsabad. La sala della antichità siriane dove sono esposti è situata proprio davanti il ministero delle Comunicazioni e ad un centinaio di metri dalla stazione della radio e della tv irachene. Riaperto nel 2001, l'Iraq Museum era stato saccheggiato anche durante la prima guerra del Golfo. All'epoca la collezione si componeva di 250mila oggetti, dalle prime tavolette incise alle antiche sculture religiose, ai testi matematici e astronomici. La comunità scientifica aveva lanciato l'allarme già da prima della guerra sui rischi che il conflitto avrebbe comportato per un patrimonio archeologico di incalcolabile valore. Il British Museum aveva fornito al ministero della Difesa britannico dettagliate mappe con l'indicazione dei siti artistici e culturali più importanti nella speranza che ci si impegnasse per minimizzare i danni. Il regime di Saddarn Hussein aveva in progetto di preparazione piani per il raddoppio del museo che coinvolgevano anche esperti ed istituzioni archcologiche italiane. Roberta Venco Ricciardi professoressa all'Università di Torino che ha condotto dal 1965 numerose spedizioni archeologiche in Iraq, ricorda che «già nella prima guerra del Golfo i responsabili del museo avevano portato via gran parte dei reperti lasciando solo le cose intrasportabili come i bassorilievi assiri e le grandi statue di Hatra». «Da circa un anno ha spiegato l'archeologa italiana che è stata a Bagdad l'ultima volta a gennaio i curatori del museo avevano riportato nelle vetrine alcuni oggetti, ma non gli ori di Ur e le altre cose preziose come la testa in bronzo di Sargon. Gli avori di Nimrod invece erano stati ricollocati al loro posto». Secondo la Venco Ricciardi però molti dei tesori del museo potrebbero essere stati salvati. «A gennaio dice gli archeologi iracheni avevano già pronte le casse per portare via le cose amovibili».