Si scontra con la devolution del governo Berlusconi il progetto di autonomia sui beni culturali che il presidente toscano Claudio Martini aveva annunciato all'indomani della sua elezione. La riforma del titolo V approvata dal Consiglio dei ministri venerdì sera, assegna allo Stato la tutela di musei e monumenti, accentrando di nuovo il potere di vincolo e di libera iniziativa da parte degli entilocali. Delusa Mariella Zoppi, assessore della giunta toscana, che però dell'ipotesi proposta dal ministro Urbani (la modifica costituzionale dovrà affrontare un lungo iter parlamentare prima di diventare legge) salva l'attribuzione di valorizzazione e gestione dei beni culturali alle Regioni, eccetto che per i beni considerati di interesse nazionale. «In attesa di sapere quali beni entreranno in questo elenco i via di formazione dice l'assessore Zoppi noto comunque una grossa contraddizione nell'atteggiamento del governo. Il famoso discorso dell'indissolubilità e unitarietà del patrimonio nazionale è già caduto con la Patrimonio Spa, che sottintende una classificazione e una differenziazione. Mi pare evidente che ciò vada contro il principio di tutela e garanzia della conservazione da parte dello Stato e questo è un elemento di fragilità della riforma». Il passaggio della gestione agli enti locali si traduce nella possibilità di decidere la destinazione di un luogo senza passare attraverso la burocrazia ministeriale. Le soprintendenze insomma, cedono un pezzetto di potere ma non tutto il potere. «La Toscana spiega Mariella Zoppi chiedeva anche la tutela. In questo modo il rapporto tra valorizzazione e tutela è messo in crisi, i tre poteri dovrebbero restare uniti: è un compromesso che non fa contento nessuno». Urbani vede le cose in modo opposto e parla di «riforma ispirata ad una visione compiutamente federalista, in cui sono stabilite in modo chiaro le rispettive responsabilità a seconda che le competenze non siano in conflitto». E' convinto, anzi, che il testo farà cadere tutti i contenziosi aperti tra Regioni e governo in materia di beni culturali. La valorizzazione, secondo la riforma, sarà in mano anche alle Fondazioni di Gestioni (come quella che sta nascendo a Torino per il Museo Egizio, a Firenze per gli Uffizi, a Pompei per l'area archeologica), strumenti approntati per facilitare la collaborazione tra Stato, enti locali e privati.
Beni culturali, alle Regioni andrà solo la gestione
Il governo Berlusconi ha annunciato la devolution del potere di gestione dei beni culturali agli enti locali, ma il progetto è stato messo in discussione dalla riforma del titolo V approvata dal Consiglio dei ministri. La riforma assegna allo Stato la tutela di musei e monumenti, accentrando il potere di vincolo e di libera iniziativa da parte degli enti locali. L'assessore toscana Mariella Zoppi ha espresso delusioni per l'ipotesi proposta dal ministro Urbani, che prevede la modifica costituzionale per attribuire la valorizzazione e la gestione dei beni culturali alle Regioni, eccetto per i beni di interesse nazionale.
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