LIDIA LUBERTO Per conservare il marchio Unesco sui siti casertani (Reggia, Parco e Belvedere di San Leucio), è necessario predisporre al più presto il piano di gestione. Senza questo strumento si rischia di perdere non solo il riconoscimento internazionale della valenza storico-artistico-culturale dei siti in questione, ma anche tutta una serie di opportunità che questo marchio comporta. Il piano, infatti, costituisce il primo atto applicativo del Codice dei Beni culturali che mira a una gestione in grado di attivare, assieme alla tutela delle identità, la filiera delle attività culturali e produttive correlate. Un'occasione, allora, da non perdere e soprattutto da non sottovalutare, avverte Nicola Sorbo, presidente dell'associazione Città paesaggio. «In queste ore - dice Sorbo - un funzionario della Soprintendenza regionale ai Beni culturali sta rispondendo a un questionario sulla Reggia di Caserta che la Commissione nazionale dei siti Unesco ha inviato al direttore generale Stefano De Caro. Ma c'è troppo silenzio intorno a questa operazione, perciò temo che il questionario sia stato considerato come un semplice adempimento burocratico». Un errore di valutazione che potrebbe compromettere lo sviluppo del territorio. «Il piano, infatti - precisa Sorbo - prevede l'interazione tra monumento e contesto e l'individuazione e la condivisione di strategie che preservino e valorizzino l'ambiente fisico e umano circostante». E Caserta, secondo Sorbo, è, anche in questo caso, in ritardo. «Nel resto d'Italia, le amministrazioni pubbliche, le istituzioni, le organizzazioni sindacali e culturali dei territori di cui sono parte i 36 siti Unesco italiani, già da tempo hanno avviato confronti, protocolli d'intesa ed eventi per giungere alla redazione del piano». Invece qui manca un processo di concertazione fra enti.