A Palazzo Collicola si lavorerà alla conservazione dei beni culturali Dietro la facciata ben conservata di uno dei palazzi ricchi di fascino e di arte della città c'è il lavoro continuo di decine di operai che stanno dando gli ultimi ritocchi ad uno dei restauri più attesi. Già, perché il seicentesco Palazzo Collicola che Francis Menotti avrebbe voluto come sede ufficiale del suo Festival, è quasi ultimato. Almeno nella parte che riguarda le opere murarie e di consolidamento anti-sismico. Stando alle previsioni dei tecnici comunali, l'appalto delle opere edili è stato completato al novanta per cento. «Ai primi di novembre assicura l'assessore al ramo, Roberto Loretoni l'impresa sarà in grado di lasciare il cantiere. In questo senso, il crono-programma dei lavori è stato ampiamente rispettato. Subito dopo avvieremo le opere di restauro che riguardano tutto il piano nobile e del terzo piano. Quest'ultime dovranno concludersi presumibilmente entro il dicembre del prossimo anno». Un termine questo che potrebbe essere addirittura anticipato di sei mesi. Intanto, grazie a tre milioni e centomila euro di finanziamenti ottenuti con i fondi del Giubileo ed attraverso un mutuo contratto dal Comune con la Cassa Depositi e Prestiti, è stato ultimato il restauro del piano seminterrato, di quello terra e quello delle tre facciate. Per quello del piano nobile, del terzo piano, del giardino interno, nonché per rifare stucchi, decori e riportare all'antica bellezza gli affreschi dei saloni sono disponibili sei milioni e centomila euro. Soldi che provengono in gran parte dai fondi del Docup e della ricostruzione post-sismica, cui si sono aggiunti quasi quattrocentomila euro stanziati dal Comune. Ed una volta ultimato il restauro cosa ne sarà di Palazzo Collicola? Alla Galleria d'Arte Moderna, ospitata al piano terra, si aggiungerà la Pinacoteca comunale. Ma il palazzo sarà trasformato in un enorme laboratorio dove si studieranno tecniche del restauro e di conservazione dei beni culturali. Che Spoleto insegua il sogno di diventare una sede universitaria come quella esistente a Viterbo non è più un mistero. Ma il problema vero resta quello degli sponsor sia nelle istituzioni regionali, sia in quelle dell'Ateneo. E se a Perugia non dovessero aprirsi certe porte, Brunini è pronto a bussare a quelle della Capitale.