Il sovrintendente Di Benedetto: a rischio anche il cartellone di quest'anno e il Festival del balletto «Venerdì chiuderò il Carlo Felice. Sarà la prima serrata della sua storia. All'ingresso, nel giorno di sciopero nazionale contro i tagli previsti dalla finanziaria 2006, metterò un cartello: chiudiamo oggi per non chiudere per sempre». Gennaro Di Benedetto, 50 anni, genovese, sovrintendente del Carlo Felice dal febbraio 2003, lancia l'ultimo di una serie di allarmi: «La riduzione del fondo unico per lo spettacolo, che in Italia sovvenziona lirica, prosa, musica cinema e circhi, sarà del 40. Quest'anno si era già ridotto da 500 a 464 milioni di euro, quindi il Carlo Felice perderà circa sei milioni di euro sui 13 milioni e 850 mila arrivati nel 2005». Che effetti avrà sulla vita del teatro? «Prevedendo tagli anche nelle sovvenzioni dagli enti locali, le entrate del Carlo Felice, che oggi si aggirano sui 30 milioni di euro, scenderanno di un terzo. Non potremo riproporre un cartellone con 12 produzioni come quest'anno e non so nemmeno se potrò mantenere i sei spettacoli annunciati sino a giugno 2006, regolarmente venduti ai nostri 6.500 abbonati». Vuol dire che rivedrà il cartellone? «Peggio, rischiamo di cancellare alcuni spettacoli e proporre iniziative a basso costo che coinvolgano esclusivamente dipendenti del teatro, da mettere in scena in vari punti della regione». E quindi chiuderà il Carlo Felice? «In certi periodi sì. Non ripeteremo i concerti di questa estate davanti a Palazzo Ducale e salterebbe anche il Festival internazionale del balletto, che intendevamo riaprire. Ovviamente, non posso prevedere la data di ripresa della stagione 2006-2007 che coincide con il 15 anniversario della ricostruzione del teatro». A luglio il governo le ha tagliato sovvenzioni per un milione di euro: immaginava che con la Finanziaria sarebbe andata peggio? «No, quando un Paese fa fatica bisogna essere consapevoli dei sacrifici, ma noi li avevamo già fatti. Abbiamo ridotto l'organico da 329 a 308 lavoratori, ridotto l'occupazione precaria e il costo del contratto integrativo aziendale, modificato la programmazione aumentando il numero degli spettacoli e delle recite. Ora bisognerà ricominciare daccapo». Come si ridurranno i conti del Carlo Felice? «Perderemo 10 milioni di euro dallo Stato. Non so come finirà con i 2,5 milioni che prendiamo dal Comune, i 620 mila euro dalla Regione e i 60 mila dalla Provincia. Mentre, salvo ripensamenti, la Fondazione Carige ha già decurtato il contributo per il 2006 di 600 mila euro: ci arriveranno solo 1,4 milioni». Con gli sponsor va meglio? «Lì abbiamo ottenuto un buon risultato con 1 milione e 600 mila euro l'anno: spero che non vogliano abbandonarci proprio ora, ma mantengano il loro aiuto alla nostra attività». Cos'è il Fondo unico per lo Spettacolo? «È stato istituito nel 1985 e prevedeva finanziamenti per un miliardo di vecchie lire: col tasso d'inflazione di oggi sarebbero 750 milioni di euro, invece vogliono abbassarlo a trecento milioni, sotto la soglia di sopravvivenza indicata in 500 milioni di euro. Cifra che la Francia ha superato destinandone ben 537 al solo cinema». In Europa rispettano di più la cultura? «Sicuramente hanno capito meglio di noi che è un motore di sviluppo: a Valencia, in Spagna, sabato scorso hanno inaugurato un nuovo meraviglioso spazio teatrale, il Palau de les Arts Reina Sofia disegnato da Santiago Calatrava, con quattro sale avveniristiche, 4.400 posti per opera, sinfonica, musica da camera e altri spettacoli. È costato 400 milioni di euro ma Valencia pensa di farne un grande polo d'attrazione nei confronti di Madrid e Barcellona». Come funzionano i teatri lirici europei? «A me piace la formula francese perché sovvenziona i progetti migliori, premia la qualità e non il numero di spettacoli prodotti in passato come succede in Italia. Ovviamente molti manager teatrali, me compreso, chiedono un passaggio ulteriore: quello adottato in Gran Bretagna e Stati Uniti che non prevede contributi ministeriali, ma la detrazione fiscale completa delle donazioni di società e semplici cittadini. A quel punto, il vero appassionato di lirica ha tutta la convenienza a sostenere il suo teatro d'opera». Chi perderà da un Carlo Felice dimezzato? «Intanto il pubblico, che non vedrà più iniziative uniche in Italia come il trittico Mozart-Da Ponte che metteremo in scena a novembre. Poi, inevitabilmente, ci perderanno gli artisti perché saremmo costretti a ridurre i cachet. Infine quelle persone dall'occupazione saltuaria al Carlo Felice, perché non ci sarà più lavoro per loro». Come si allestisce una stagione lirica? «Il nostro modello prevede di produrre un solo allestimento all'anno per mantenere i costi. Poi noleggiamo l'allestimento scenico e ingaggiamo il regista di spettacoli realizzati da altri teatri. A quel punto formiamo un cast con direttore d'orchestra e cantanti. Con questi tagli rischiamo di perdere opere prestigiose e abbassare la qualità dei protagonisti. Ma l'unico modo per partecipare alla vita culturale è fare bene il nostro mestiere. Non ci rimane altro».