Roma. Per la Finanziaria musei e biblioteche a rischio: un centinaio di milioni in meno Le conseguenze dei tagli del governo su arte e spettacoli. Così il governo da un taglio alla cultura. Imponendo nella capitale, nella sua provincia e nel resto del Lazio il dimezzamento della produzione artistica prevista in "cartellone". Meno teatro, musica, danza e cinema, insomma. Orari ridotti per musei e biblioteche, cancellazione di mostre e altri eventi. «L'esatto contrario di quanto bisognerebbe fare», commenta l'assessore comunale alla Cultura, Gianni Borgna. Che, per la capitale, stima in un «centinaio di milioni di euro» l'effetto combinato della riduzione dei trasferimenti finanziari agli enti locali e delle annunciate decurtazioni del governo al Fondo unico per lo spettacolo (Fus). «In controtendenza rispetto all'Europa e al resto d'ItaIia», continua Borgna, «il turismo a Roma è cresciuto anche in forza delle iniziative culturali. Se il governo dovesse mantenere i suoi orientamenti per la Finanziaria del 2006, sarebbe l'economia intera della capitale a farne le spese: reddito, investimenti e occupazione per i quali la cultura ha funzionato da volano. Riusciremo, per esempio, a continuare a tenere aperti musei e biblioteche con orari che fanno invidia a molte capitali europee?». «Anche la Provincia sotto la morsa dei tagli dovrà imporre contrazioni alla spesa per biblioteche e musei, restauri, mostre in misura non inferiore al 35 per cento: dovremmo cancellare la metà delle nostre iniziative. Un rischio che sgomenta». E dalla Regione, la sua collega Giulia Rodano aggiunge: «Il bilancio dell'assessorato è poco meno di 90 milioni di euro. Se dovessero consumarsi i tagli annunciati, finirebbe in fumo un terzo degli impegni finanziari». La mobilitazione contro non si fa attendere: giovedì alle 15 nel teatro Argentina gli addetti del settore con gli assessori alla Cultura di Comune, Province (Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo) e Regione presenteranno il preventivo dei danni da tagli. E per protesta, venerdì 14, i lavoratori dello spettacolo incroceranno le braccia. «È un affondo fatale alle attività culturali. Quindi, all'economia», commenta il segretario regionale della Cgil Walter Schiavella che stima in «140 milioni di euro» l'effetto-tagli sulla provincia romana. «Così si mette a repentaglio la stessa occupazione». «Le riduzioni al Fus - commenta il sovrintendente del Teatro dell'Opera, Francesco Emani - mettono a repentaglio il programma deliberato dalle fondazioni lirico-sinfoniche e gli stessi livelli di occupazione di orchestre, cori e corpi di ballo. Spero nell'emendamento per il mantenimento del Fondo, almeno ai valori del 2005, che il ministro Buttiglione si è impegnato a chiedere. L'Opera di Roma avrebbe 8,6 milioni di euro in meno con il taglio del Fus (164 milioni di euro per lo spettacolo dei quali 79 milioni di euro per le fondazioni liriche e sinfoniche) che comporterebbe la cancellazione di quasi tutto il programma artistico 2006». Per Carlo Fuortes, amministratore delegato della fondazione Musica per Roma che gestisce l'Auditorium, «sarebbe una catastrofe». «I tagli colpirebbero l'offerta di musica classica dell'Accademia di Santa Cecilia e, attraverso la riduzione dei trasferimenti agli enti locali, l'insieme dell'attività di teatro, letteratura, danza e cinema, programmata per il 2006. Complessivamente stimiamo una caduta del 20 per cento della produzione artistica considerato che il nostro autofinanziamento copre una quota superiore al 50 per cento del budget». «Un quadro così fosco non si era mai proposto», dice Borgna. «La Notte bianca, costata al Comune un milione e mezzo di euro - ricorda - ha prodotto 60 milioni di ricchezza con introiti erariali di 10 milioni, checché ne dica il ministro dell'Economia... La cultura, i suoi effetti moltiplicatori non vanno penalizzati».