Il sovrintendente: «Se la Finanziaria non cambia, l'intera stagione potrebbe essere ridimensionata» «Così perdiamo credibilità e diventiamo un teatro di serie B» Tagli al fondo unico dello spettacolo. Per la Scala, le previsioni stimano 10 milioni di euro in meno rispetto al 2005. E due. Dopo il Piccolo, tocca alla Scala, l'eccellenza delle eccellenze artistiche del Paese, lanciare il grido d'allarme sui tagli al fondo unico dello spettacolo. Per il Piermarini significa che più di dieci milioni di euro mancheranno all'appello per la stagione 2006. Con conseguenze imprevedibili, o per meglio dire facilmente prevedibili e per questo ancor più esorcizzabili. «Se le cose restano così, la stagione della Scala è a rischio attacca il sovrintendente Stephane Lissner . Non si potrà rispettare il cartellone. Ci dovrà essere un ridimensionamento». Anche perché il taglio al Fus ha una ricaduta immediata sui contributi dei privati: «Lo Statuto della Scala prevede che il contributo dei soci fondatori sia l'8 per cento del contributo del Fus. I privati si potrebbero chiedere: perché dobbiamo pagare tanto se il governo si ritira?». Quindi, il danno economico potrebbe superare di gran lunga i 10 milioni di euro. Ma questi sono i conti economici. Va molto peggio se ci si concentra sulle conseguenze immateriali di un taglio del genere. Ne va di mezzo il bene più prezioso della Scala: la credibilità. «Se non possiamo portare a termine la stagione di cui abbiamo già venduto biglietti e abbonamenti, si pone un problema con gli artisti, un problema di credibilità e di rispetto per gli artisti». Che per la vita di un teatro come la Scala sono il sale della vita. «L'impegno preso con gli artisti dalla Scala continua Lissner è la cosa più importante per affermare l'immagine e la notorietà del Piermarini. Se un domani non possiamo rispettare questi impegni, se la Scala vuole invitare i migliori artisti mondiali, se si comincia a dire che la Scala non rispetta gli impegni, beh... Vuol dire che si aprono le porte per dire che la Scala è di serie B a livello internazionale». E non si può sempre pensare che siano i privati a togliere le castagne del fuoco. Non perché manchino di generosità, ma perché è un controsenso: «La Scala è un teatro pubblico e un teatro pubblico deve assolutamente avere l'aiuto da parte del pubblico. I soldi dei privati vengono in aiuto per realizzare una programmazione più ambiziosa. Non per sostituire i soldi del pubblico. Se venissero meno i contributi pubblici sarà impossibile per la Scala mantenere un livello artistico così alto». Che fare? Lissner esclude una sola ipotesi: le dimissioni. «Ho cominciato 5 mesi fa e non sono un uomo che dice che se non può fare una cosa si dimette. Prima il lavoro. Poi se un giorno osserverò che non posso più lavorare, ci penserò». Pensa invece che sia utile serrare i ranghi con le altre istituzioni culturali e incontrare poi il governo. «Il punto adesso non è la stagione, è convincere il governo a tornare sulla propria decisione». «Ci vuole un progetto culturale si accalora Lissner , qualcosa che vada al di là dell'immediato. Far comprendere che l'arte e la cultura rappresentano un collante per il Paese e una molla per lo sviluppo della democrazia. È una battaglia che dobbiamo combattere tutti e che la Scala combatte da oltre 200 anni». Una riflessione che toccherà anche la Scala: «Dovremo fare una riflessione sulla nostra struttura, sulla nostra organizzazione per operare una razionalizzazione. Che non significa tagli al personale, o dare le pagelle ai settori. Bisogna fare un progetto in generale che comprende tutto: il Piermarini, il Museo, l'Ansaldo, l'Accademia e forse un domani anche l'Arcimboldi. È un lavoro complesso, ma spero di trovarmi a gennaio con i sindacati e con il ministro dei Beni culturali per affrontare la questione».
Milano.Lissner: troppi tagli, Scala a rischio
Il sovrintendente della Scala, Stephane Lissner, ha espresso preoccupazioni sulla situazione finanziaria del teatro, che potrebbe essere ridimensionata se non si cambia la Finanziaria. Il taglio al fondo unico dello spettacolo potrebbe comportare una perdita di credibilità e di rispetto per gli artisti. Lissner ha escluso le dimissioni e ha proposto di incontrare il governo per convincerlo a tornare sulla propria decisione. Ha anche sottolineato l'importanza di un progetto culturale per convincere il governo dell'importanza dell'arte e della cultura per lo sviluppo della democrazia. La Scala potrebbe dover fare una riflessione sulla sua struttura e organizzazione per operare una razionalizzazione.
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