ERANO in molti ieri mattina al Teatro Verdi, istituzioni e operatori, per fare il punto su quel che accadrà alla cultura toscana colpita dai tagli al Fus operati dalla finanziaria di Tremonti. Dalla senatrice Vittoria Franco, responsabile nazionale Ds per la cultura, all'assessore alla cultura regionale Mariella Zoppi fino al suo omologo di Palazzo Vecchio Simone Siliani. E poi gli operatori, dal presidente dell'Orchestra della Toscana Rosa Maria Di Giorgi (che ha ospitato la riunione, indetta dall'Unione metropolitana Ds di Firenze) ai direttori dei maggiori teatri dell'area, esperti d'arte, timonieri di festival. «Sta accadendo ora quel che non è mai accaduto prima - esordisce Franco -: la cultura è sempre stata il fanalino di coda,ma ora non si tratta di metterla all'ultimo posto, bensì di farla chiudere». Di fronte ad un taglio complessivo di 164milioni di euro, pressoché dimezzato dal 2001 ad oggi, la cultura ed in particolare lo spettacolo dal vivo sono in Toscana come nel resto della penisola messi in ginocchio. Con teatri che produrranno meno, festival che dovranno chiudere, musei e cinema alle prese con la corsa all'ultimo biglietto. «Il bilancio regionale 2006 era inferiore a quello passato, ma in maniera accettabile - le parole sono di Mariella Zoppi -. Alla luce dei tagli non credo che potremo mantenerlo. Il ministro Buttiglione afferma che lo spirito si nutre di cultura: spero che riesca a fare qualcosa perché questo abbia un concreto riscontro». «Non dimentichiamo che oltre ai tagli operati direttamente dal Ministero ci saranno anche quelli indiretti, che noi istituzioni locali dovremmo necessariamente operare perché a nostra volta costretti dal minore sostegno proveniente da Roma», commenta Simone Siliani. Mentre Claudio Fantoni, responsabile cultura dell'Unione metropolitana Ds, annuncia la propria personale protesta: una settimana prima del maxiemendamento governativo (che potrebbe operare un colpo di spugna sugli emendamenti proposti dalla maggioranza) inizierà uno sciopero della fame. Scenderanno in piazza "mettendoci la faccia", fuor di metafora. L'estemporanea decisione - presa ieri a margine della riunione - di organizzare un happening di protesta giovedì prossimo ha trovato d'accordo tutti gli operatori culturali. Detto fatto: alle 6 di pomeriggio del 13 ottobre, vigilia della serrata che vedrà la quasi totalità degli esercizi di spettacolo chiusi, in piazza della Repubblica a Firenze sarà trasportata Divisor, l'installazione dell'artista africano Lygia Pape, attualmente in mostra al centro d'arte contemporanea Quarter. L'opera consiste in un lenzuolo lunghissimo costellato da 100 fori, che per l'occasione saranno riempiti dai volti degli addetti ai lavori. «Lo spettacolo ci ha rimesso la faccia» è il probabile slogan che accompagnerà la protesta, che riecheggia quello usato da MaggioDanza alla prima dell'ultima creazione di GiorgioMancini, pochi giorni fa: «Ci stanno tagliando le gambe». I Ds dichiarano piena adesione all'iniziativa. v.gr.