Anche Pompei resterà chiusa per due ore stamattina, dalle 8 alle 10 per un'assemblea generale, ma non è inerente i motivi per i quali il novanta per cento degli addetti ai siti museali ha deciso di riunirsi. Nessuna spettanza arretrata, infatti, preoccupa tanto gli addetti al parco archeologico quanto le dichiarazioni del Sovrintendente Guzzo rese ai giornali subito dopo il ritrovamento dei reperti rubati. «Si fanno delle accuse precise -hanno dichiarato - alle quali noi abbiamo il diritto e il dovere di rispondere». Si tratta di una frase che il soprintendente ha rilasciato nella quale si fa un chiaro riferimento al personale degli scavi; in sintesi è stato sottolineato che ogni qualvolta si prospetta una riorganizzazione interna del lavoro o comunque qualcosa che ha a che vedere con il personale "accadono avvenimenti delittuosi". Una frase che ha avuto il "merito" di colpire al cuore ogni lavoratore. Da qui l'esigenza di riunirsi oggi in assemblea per poter discutere d i queste accuse e per ribattere al Soprintendente Guzzo. La lotta, in questo senso si annuncia serrata e, secondo alcune indiscrezioni, non si esaurirà con una semplice lettera di protesta oppure con l'assemblea straordinaria di stamattina. A rischio, a questo punto, c'è l'intera stagione estiva. La cosa spaventa non soltanto la Soprintendenza ma la stessa Regione che ieri, almeno per tentare di ricucire lo strappo con le organizzazioni sindacali, per voce della stesso presidente Antonio Bassolino, avrebbe: chiesto al Sovrintendente Regionale, Stefano De Caro, di intervenire a scopo mediatorio. Voci di corridoio hanno però confermato che il Sovrintendente ha opposto un fermissimo diniego alla richiesta da parte della Regione, in particolar modo dopo le dichiarazioni di Nicola Spinosa che si sarebbe fatto portavoce del ministero ribadendo che a Roma non ci sarebbero soldi per pagare le spettanze del 2002. Esternazioni che sarebbero state di competenza di De caro, che come Sovrintendente regionale riveste il ruolo di intermediario tra le parti. Un'ingerenza dunque, che sarebbe stata mal digerita. Al momento quindi, la questione degli arretrati relativi allo scorso anno, resta in mano al ministero competente e alla Regione che potrebbe, qualora riuscisse a trovare i fondi, anticipare i soldi per i dipendenti, scongiurando la serrata.