II ministro a Vicenza e in provincia di Padova: se non troviamo soluzioni dovremo chiudere Biennale e Fenice Cacciati e Hüllweck: «Non abbiamo più soldi» VICENZAII ministro dei beni culturali batte cassa. E lo fa rivolgendosi agli enti locali, già in fibrillazione per i tagli prospettati dalla nuova Finanziaria, reclamando aiuti concreti per salvaguardare le opere d'arte. «Occorre chiedere molto di più a Comuni e Province - ha detto Rocco Buttiglione. ieri mattina a Vicenza, tappa di un piccolo tour Veneto che ha toccato anche la provincia di Padova -. Dobbiamo uscire dalla logica della gestione statale dei beni culturali è arrivato il momento che la valorizzazione e la cura dell'arte passino agli enti locali». Parole che hanno gelato le autorità presenti, primo tra tutti il sindaco di Vicenza Enrico Hùllweck: «Le opere ordinarie as-sorbono già tutti i fondi disponibili, non possiamo certo togliere i soldi dalla normale amministrazione per destinarli all'arte». «Più di così non possiamo fare -dice Massimo cacciati, sindaco di vene-zia -: alla Fenice passiamo due milioni di euro l'anno, il Palagalileo, al Lido, l'abbiamo finanziato noi. E chi paga, se non il Comune, l'affitto per la Biennale? ». Ma il ministro Buttiglione non si limita a invocare l'intervento degli enti locali e lancia una provocazione. «Per prima cosa - assicura - chiederò a Berlusconi di cancellare i tagli al settore culturale previsti dalla Finanziaria. Altrimenti non ci resterà che chiudere ì teatri più importanti, come la Fenice di Venezia, o cancellare la Mostra del Cinema». Cultura, Buttiglione chiede aiuto. L'ira dei sindaci Il ministro: «I tagli? Dovremo chiudere Biennale e Fenice». Da Cacciali a Hüllweck: «Non abbiamo più soldi» VICENZA II ministro dei beni culturali batte cassa. E lo fa rivolgendosi agli enti locali, già in fibrillazione per i tagli prospettati dalla nuova Finanziaria, reclamando aiuti concreti per salvaguardare le opere d'arte. «Occorre chiedere molto di più a Comuni e Province», ha detto Rocco Buttiglione. giunto ieri mattina a Vicenza e Cittadella, nel Padovano. «Dobbiamo uscire dalla logica della gestione statale dei beni culturali- spiega il ministro - è arrivato il momento che la cura dell'arte passi agli enti locali. Ad essi potranno affiancarsi i privati e le Fondazioni». Parole che hanno gelato le autorità presenti a Vicenza, primo tra tutti il sindaco Enrico Hüllweck. «Ci sono dei bilanci da rispettare - spiega il primo cittadino -. Le opere ordinarie assorbono già tutti i fondi disponibili, non possiamo certo togliere i soldi dalla normale amministrazione per destinarli all'arte». Ma il ministro Buttiglione non si limita a invocare l'intervento degli enti locali. «Per prima cosa - assicura - chiederò a Berlusconi di cancellare i tagli al settore culturale previsti dalla Finanziaria. Altrimenti non ci resterà che chiudere i teatri più importanti, come la Fenice dì Venezia, o cancellare la Mostra del Cinema». Una provocazione, quella del ministro sul quale pende il rischio di un taglio dei finanziamenti superiore ai cento milioni di euro. Comunque sia, il ministero tira la cinghia. E i Comuni, dal canto loro, rispondono a tono. Senza distinzione di schieramento politico. «A Roma parlano per niente», sbotta il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. «Più di così non possiamo fare: alla Fenice passiamo due milioni di euro l'anno, il Palagalileo, al Lido, l'abbiamo finanziato noi. E chi paga, se non il Comune, l'affitto per la Biennale?». Una linea, questa, che trova concordi un po' tutti, compreso il diessino Gian Gaetano Poli, assessore al Patrimonio del Comune di Verona. «Ogni anno - spiega Poli - spendiamo 7 milioni di euro per cultura e spettacoli, senza contare le spese per il personale. Altri cinque vengono sborsati per la stagione lirica all'Arena. Credo che il ministro abbia voglia di scherzare: rinunciare a un terzo dei contributi del Fondo unico per lo spettacolo sarebbe un suicidio. Che invertirebbe la tendenza positiva dell'affluenza turistica e metterebbe a repentaglio i 5-600 milioni di euro di indotto che ruotano attorno all'Arena». Anche il leghista Gian Paolo Gobbo, primo cittadino di Treviso, non esulta. «Se Berlusconi ci chiede più autonomia, approvi e metta in pratica il federalismo fiscale». A Padova, l'appello di Buttiglione ha innescato le ire dell'amministrazione Zanonato. «Stiamo facendo i salti mortali per mantenere in attività il Teatro Verdi», esclama l'assessore alla cultura Monica Balbinot». Emblematico, in questo senso, il caso di Rovigo. Nel capoluogo del Polesine, la stagione del Teatro Sociale (uno dei 23 teatri di tradizione d'Italia) pesa al 50 per cento - circa 650 mila euro - sulle casse del Comune. Il risultato? «Dai cinque titoli degli anni scorsi siamo arrivati ai 16 di oggi. Gli abbonati sono cresciuti del 20 per cento, gli spettatori raddoppiati. La riduzione dei contributi - afferma il sindaco forzista Paolo Avezzù - rischia di cancellare anni di lavoro». Sul fronte opposto, politicamente parlando, il primo cittadino di Belluno, Ermano De Col, è furibondo. «Visto che non ho intenzione di tagliare nelle spese per il sociale e nemmeno sul personale è ovvio che, in epoca di tagli, saremo costretti a risparmiare anche sulla cultura. Mica siamo Roma o Milano». Le avvisaglie della bufera, insomma, si percepiscono chiaramente.
Buttiglione chiede aiuto ai sindaci. Tagli alla cultura, serve collaborazione.
Il ministro dei beni culturali, Rocco Buttiglione, ha visitato Vicenza e la provincia di Padova, chiedendo aiuti concreti agli enti locali per salvaguardare le opere d'arte. Ha affermato che la valorizzazione e la cura dell'arte devono passare agli enti locali, e ha lanciato una provocazione chiedendo a Berlusconi di cancellare i tagli al settore culturale previsti dalla Finanziaria. Altrimenti, si rischia di chiudere i teatri più importanti, come la Fenice di Venezia, o cancellare la Mostra del Cinema. I sindaci di Vicenza e Padova hanno risposto a tono, affermando che non possono togliere soldi dalla normale amministrazione per destinarli all'arte.
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