Era il 2004. Era l'anno dell'archeologia. E in tanti auspicavano che proprio in quell'anno potesse aprirsi alla pubblica fruizione l'antiquarium realizzato nell'ex carcere mandamentale di Valguarnera. Lo auspicava anche l'arch. Salvatore Scuto, soprintendente ai beni culturali di Enna, da poco trasferito in altra sede. «Servono somme per approntare un minimo di allestimento museale - disse allora Scuto - ci sarà da scrivere dei pannelli, montare delle fotografie, un'attività di esplicazione per il pubblico delle cose che saranno conservate lì. Grosso modo la cifra di riferimento è di 50 mila euro che stiamo ricercando presso l'assessorato regionale ai Beni culturali. Non appena sarà disponibile questo finanziamento partiremo subito per inaugurare il museo». Di questo finanziamento non vi è traccia; perché «si sa come vanno le cose alla Regione» dice Scuto oggi. Tralasciando di approfondire il senso di quel "come vanno le cose", passiamo alla seconda questione: il personale. L'anno scorso il soprintendente ne parlò col sindaco (amministrazione Camiolo) dicendo che era un problema loro. Non ne seguì niente. Oggi pare si voglia adottare un'altra strategia: «Una convenzione tra Soprintendenza e Provincia regionale per ottenere personale del Servizio civile nazionale, da utilizzare per la gestione degli antiquarium di Assoro e Valguarnera». Un intervento che sa di precario, e comunque molto di là da venire. C'è poi la faccenda dei reperti archeologici che dovrebbero essere esposti. Sono, in primo luogo, quelli rinvenuti nel villaggio preistorico di contrada Marcato alla periferia del paese, materiale estremamente interessante che deve essere pulito e restaurato prima di essere mostrato assieme agli altri ritrovamenti che riguardano il territorio. «Ma non necessariamente del territorio comunale - aggiunge Scuto - bensì del "territorio culturale", e quindi tutta una serie di oggetti di Rossomanno che non trovano spazio nel museo di Enna». Queste le buone intenzioni. Ma di fatti concreti non se ne vedono, giacché l'ex carcere, trasformato in antiquarium con un finanziamento della Provincia, continua a rimanere chiuso. E i reperti del villaggio preistorico continuano a giacere nella polvere di una camera blindata del palazzo municipale, mentre quelli di Rossomanno chissà in quali reconditi depositi dei beni culturali. Un appello per il museo, dunque. Al nuovo soprintendente, che sappiamo essere un'appassionata archeologa e alle autorità cittadine.