Angelo Bottini è Soprintendente archeologo di Roma Caro direttore, venire a patti con la pubblicità? È l'interrogativo che in questi giorni ha animato le pagine della cronaca romana dopo l'annunciato arrivo di spot pubblicitari sulle impalcature dell'obelisco di Piazza del Popolo (La Repubblica del 29 settembre). Sebbene abbia già espresso la mia disapprovazione per questo tipo di formula di finanziamento dei restauri, la mia proposta, condivisa da Eugenio La Rocca, Sovraintendente per i Beni Culturali del Comune di Roma, e dall'ingegnere Luciano Marchetti, Direttore Regionale, è quella di riprendere in esame la normativa già esistente e, quindi, di mettere a punto un regolamento condiviso fra Ministero e Comune di Roma, valido per tutti i monumenti della città, di qualsiasi epoca ed a chiunque appartengano; nello stesso tempo, potrebbe sorgere un comitato di garanzia, informale ed autorevole, aperto alle rappresentanze dei cittadini, che vigili sulla concreta attuazione di questo genere di sponsorizzazioni, dalla prospettiva di chi questi monumenti li vede, tutti i giorni o una sola volta nella sua vita. Con la nettez za di toni che gli è propria. Adriano La Regina è di recente intervenuto (La Repubblica del 30 settembre) nella polemica, dove, giustamente, afferma che "il paesaggio è un bene di interesse pubblico". L'idea è quindi quella di coinvolgere anche il pubblico, appunto, perché esprima la sua opinione sulla necessità o meno di deturpare o, forse, salvare, questo paesaggio, ricorrendo a tali sistemi di finanziamento, oppure rifiutandoli. A tale proposito, mi sembra fondamentale un'osservazione: il rischio che sia artificiosamente invertito il nesso restauro-sponsorizzazione, che, insomma, si impiantino dei cantieri non proprio indispensabili al solo scopo di creare degli spazi pubblicitari, o che si protraggano all'infinito quelli pur necessari. Difficile non essere d'accordo, quindi, sul danno infetto al paesaggio. Ma, in un momento di paventati tagli ai Beni Culturali, non è nemmeno possibile trascurare il punto di vista di chi, dentro e fuori il Ministero, sostiene la necessità di venire a patti con la pubblicità. Come sempre, è una questione di risorse economiche, in un momento di evidente difficoltà della finanza pubblica e mentre si aprono scenari tanto inquietanti quanto finora ignoti, quale quello di dover ripensare in modo radicale (a costi oggi nemmeno valutabili) l'intero sistema della sicurezza per far fronte a rischi destinati a protrarsi nel tempo, come ha fatto osservare qualche giorno fa il Ministro degli Interni. E, come sempre, è anche una questione di agire cum grano salis.