La Finanziaria si abbatte anche sul mondo della cultura e dello spettacolo. Tremonti ha tagliato senza pietà il fondo unico per lo spettacolo. Il ministro dell'Economia ha fatto mancare nel testo oltre 142 milioni di euro che si vanno a sommare agli altri 125,3 che mancheranno per altri tagli su leggi che regolano il settore e sono state già approvate. Inoltre c'è anche un'altra considerazione da tenere a mente. Il teatro, la musica sinfonica, la lirica, e i tanti concerti pop organizzati nelle città, vivono solo grazie agli enti locali. Ma se Comuni, Regioni e Province non avranno i soldi per scuole, sanità, trasporti, non potranno neanche finanziare lo spettacolo, un settore che dà lavoro a quasi 200 mila persone. Se il taglio al Fus si applicasse in proporzione anche alla Biennale di Venezia, per esempio, «non c'è dubbio che la Mostra non si potrebbe fare», ha detto qualche giorno fa il presidente dell'istituzione Davide Croff. Inclusi i tagli di altre fonti di finanziamento, come quella del Lotto, la Mostra perderebbe 3-4 milioni di euro su un budget di 9.Ei soldi statali servono anche affinché i privati concorrano a finanziare la Mostra. Il governo "liberista" trova il modo di stroncare sul nascere i contributi dei privati tanto invocati. Il solo cinema perde 30 milioni di euro (da 84 a 54) più un'altra decina con l'azzeramento delle risorse extra-Fus, scendendo alla metà del 2004. La prosa cala da 89 a 69, per le Fondazioni lirico-sinfoniche i contributi crollano da 220 a poco più di 140 milioni di euro - più del 45 - compromettendo interi cartelloni. A chi interessa la cultura?