Domenica, ore 11; il solito cartello informa i turisti giunti dal Giappone, dalla Francia, dall'Inghilterra e dalla Germania del ritardo di due ore dell' apertura degli scavi archeologici di Pompei. Il numero dei visitatori fermi agli ingressi di Porta Marina Superiore, Piazza Esedrae Piazza Anfiteatro, cresce con il passare del tempo. Alle 10.30, quando i custodi aprono i cancelli della città sepolta, ci sono circa mille turisti accalcati ai varchi di accesso. L'ingresso vietato alimenta la rabbia di molti stranieri e induce altri ad andare via. A causare il ritardo, l'assemblea indetta dalla Cgil, Cisl, Uil, e dai sindacati autonomi Flp-Bac e Unsa. I lavoratori della soprintendenza di Pompei hanno incrociato le braccia per rimandare al mittente le accuse mosse dall'amministrazione, all' indomani del furto avvenuto nella casa dei «Casti Amanti», nei confronti della categoria. I sindacati hanno fatto fronte unito contro i vertici della Soprintendenza chiedendo la convocazione ad horas di un tavolo di confronto per «riorganizzare in maniera seria il lavoro degli addetti alla sorveglianza. Se non ci sarà un confronto serio con l'amministrazione andremo avanti con le azioni di lotta, che verranno fatte in maniera più dura, anche con scioperi, nonostante ci avviciniamo all'alta stagione turistica - dicono Michele Germano della Cgil, Carlo Tortora e Aldo Avitabile della Cisl-Fps, Antonio Pepe della Uil, Giuseppe Palomba della Flp-Bac e Salvatore De Cristoforo dell'Unsa - l'area archeologica di Pompei è tutelata solo grazie alla buona volontà e alla professionalità degli addetti alla vigilanza, non ci sono sistemi di allarme o di videosorveglianza a difesa del patrimonio pompeiano, ma solo lo spirito di sacrificio di una categoria da sempre al centro delle accuse dell'amministrazione. Il nostro timore è che dietro a tutto questo possa esserci un gioco politico per privatizzare il museo di Pompei. Noi alzeremo una barricata contro la privatizzazione del sito». I sindacati denunciano, inoltre, che dall'inizio dell'anno la squadra degli addetti alla vigilanza, formata da 240 uomini divisi in tre turni, conta 20 unità in meno, poiché parte sono andati in pensione, e non ancora sostituiti, e altri impiegati in mansioni diverse. «In base all'organizzazione di lavoro stabilita dalla soprintendenza, senza consultare i sindacati, un addetto alla sorveglianza - spiegano i lavoratori - si trova da solo a controllare un quarto dell'area archeologica». Dai colleghi napoletani sono giunti messaggi di solidarietà ai custodi di Pompei: «Sono accuse ingenerose - si legge nei verbali delle assemblee tenute nei musei del capoluogo - quelle formulate dal soprintendente Pietro Giovanni Guzzo contro i custodi pompeiani, definendoli probabili fiancheggiatori dei gravi fatti avvenuti. Il professore Guzzo non dovrebbe sparare nel mucchio, offendere un'intera categoria. Se davvero è a conoscenza di qualcosa, indichi i fatti e i nomi alla magistratura. Da Guzzo ci aspettiamo le pubbliche scuse ai custodi. Va detto, ancora, che nei musei e nei siti archeologici dove c'è personale addetto alla vigilanza i furti sono molto rari. Mentre le chiese sono campo libero per i ladri d'arte».