Davanti ai cancelli chiusi dei musei, bloccati per due ore dall'assemblea dei dipendenti che rinvendicano il pagamento delle spettanze arretrate, è una babele di voci e di proteste. «Ho preso un taxi per arrivare fin qui e non mi fate entrare? Assurdo, vergognoso, indegno di una città civile», tuona il capofamiglia milanese. La coppia di freschi sposi tedeschi punta l'indice contro i titolari dell'hotel dove hanno preso alloggio: «Se in albergo ci avessero detto qualcosa, avremmo organizzato una gita sul Vesuvio». La comitiva di giapponesi non fiata, ma nasconde la rabbia dietro un sorriso di circostanza: possibile che la nostra guida non fosse al corrente dello sciopero? All'Archeologico e a San Martino, dove la tensione sale ai massimi livelli, i lavoratori sono costretti a interrompere la riunione per sostenere la furia dei visitatori e spiegare le loro ragioni. Il dato finale, aggiornato alle 15, indica che la protesta ha colto nel segno e che ha messo in ginocchio l'industria dei beni culturali. Rispetto alla media che si registrava in una domenica d'aprile dell'anno scorso, il numero di biglietti venduti scende del cinquanta per cento. A Capodimonte si calcolano 348 presenze (628 nel 2002), a San Martino 276 (409), a Palazzo Reale 381 (741). Unica eccezione il museo Archeologico, dove i visitatori sono addirittura aumentati (1943 contro 1297): qui gioca, molto probabilmente, il fascino della mostra sull'eruzione di Pompei, che ha persuaso molti cittadini e turisti a sopportare l'attesa di due ore pur di guadagnare l'accesso nelle sale. Chiusa in passivo la giornata dei disagi, non si chiude la protesta. Ai sindacati sono stati trasmessi più segnali di distensione: qualche giorno fa la Regione ha promesso di liquidare in tempi brevi le spettanze dovute per l'apertura straordinaria del Natale 2002; ieri è sceso in campo anche il sovrintendente Nicola Spinosa, impegnandosi a pagare le somme dovute per il lavoro extra prestato il 1 maggio, a Pasqua, a Pasquetta e il 15 agosto dell'anno scorso. Grazie della cortesia, replicano i lavoratori, ma la partita più grossa si gioca al ministero. Tra domani e dopodomani i sindacati verranno convocati a Roma e avanzeranno due richieste ben precise: la corresponsione di tutti gli arretrati (alcune voci rimaste in sospeso risalgono addirittura al '97) e la soluzione del problema dei precari. «Stavolta non ci accontenteremo delle promesse - spiega Renato Petra, segretario regionale Flp-Bac-Usae - vogliamo impegni precisi e date certe sui pagamenti». Se la trattativa non dovesse andare a buon fine, continuano i sindacalisti, siamo pronti alla linea dura. Nei prossimi giorni festivi - Pasqua, Pasquetta, 25 aprile e 1 maggio - verrà osservato il turno normale 8-14, senza straordinari, e nell'ambito dell'orario di lavoro si chiuderanno i cancelli per due ore d'assemblea. Si replica, tutti i giorni, nel periodo compreso tra il 2 e il 31 maggio. Che fine farà la kermesse dei monumenti? A cosa servirà la settimana dei beni culturali (5-11 maggio), durante la quale si prevedeva di registrare il pienone con l'apertura gratuita dei musei e dei siti archeologici? Ma non saranno soltanto disservizi. «I dipendenti - annuncia Petra - si stanno organizzando in comitato di lotta e si preparano a rivolgersi alla magistratura per obbligare ministero e soprintendenze a liquidare gli arretrati. Secondo quanto si legge nel contratto collettivo, infatti, le quote dovute per gli straordinari devono essere corrisposte nel mese che segue la prestazione di lavoro extra».