I barbari avanzano, lo Stato arretra. Man mano che i poteri locali prendono il sopravvento, si dissolvono valori condivisi. E un sindaco può contrastare un vincolo della sovrintendenza ottenendo ragione al Tar (Tribunale amministrativo regionale) solo per questioni formali. Ma come sarebbe pensabile mutilare di cinque terzine un canto di Dante o togliere un movimento da una sinfonia di Beethoven? Eppure questo accade ai monumenti italiani, quando non siano cancellati del tutto. Se lo Stato, davanti a pericolosi progetti locali, manifesta la sua volontà e indica la particolare importanza di un bene, subito il ricorso a un Tar rimette in discussione quel vincolo, magari annullando una coraggiosa e doverosa decisione. Così è caduto il vincolo del Conero, nelle Marche, voluto dal sovrintendente per difendere luoghi bellissimi dall'aggressione del cemento; così a Monguelfo, in provincia di Bolzano, un sindaco ragioniere ha potuto abbattere l'edificio ottocentesco della Pretura. E oggi il primo cittadino di Piacenza ottiene l'annullamento del vincolo che gli impediva la costruzione di un'orrida bretella di cemento davanti a Villa Scribani alla Veggioletta, la più bella architettura del '700 piacentino. E subito arrivano le ruspe sospinte da giudici amministrativi indifferenti.