Tra i pezzi più rari, un prezioso cinturone in bronzo dell'VIII secolo avanti Cristo - di cui si conoscono cento esemplari al mondo - oltre a uno splendido Oinochoe: brocca da vino con decorazioni policrome, in ceramica attica, probabilmente acquistata duemilaseicento anni fa da qualche facoltosa famiglia etnisca. Sono solo due tra i seicento reperti archeologici - anfore, teste, oggetti votivi, corredi funebri, monete, collane - tutti provenienti da scavi clandestini e sequestrati nel «museo» personale di R.H., detto Mozart: un ottantaduenne austriaco, ex soldato della Wermacht in Italia durante l'ultima guerra mondiale, e principale protagonista in negativo di un'incredibile storia che si svolge tutta tra Roma e la cittadina di Linz. Una storia che ha coinvolto tombaroli e un traffico internazionale di almeno 3.000 pezzi, tutti passati per le mani di Mozart, integri e sottratti da necropoli e santuari ancora interrati e sconosciuti, per lo più nei dintorni della Capitale: tra il parco di Veio, Tarquinia, Bracciano, Viterbo e l'antica città di Crustumerium, nel Parco della Marcigliana (ma alcune testimonianze apule provengono dal sud Italia). Un traffico internazionale stroncato con un'indagine durata un anno, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Pierluigi Cipolla ed eseguita dalla Sezione Archeologia del Comando carabinieri Tutela patrimonio culturale, in collaborazione con l'Interpol. Ieri, i dettagli dell'«operazione Mozart», stesso nome con cui l'anziano trafficante austriaco da decenni era noto nel giro dei tombaroli attivi tra Roma e dintorni: cinque di loro, collegati l'uno all'altro, braccianti agricoli e allevatori residenti nel Lazio, sono stati già arrestati (reato supposto, «associazione a delinquere»). Altre 34 persone sono indagate. Tutta gente che armata di metaldetector e di speciali «spilloni» in ferro sondava di notte le campagne romane, soprattutto nei dintorni di via della Bufalotta, là dove un tempo sorgeva l'antica Crustumerium, tre volte conquistata da Roma e non nuova alle cronache come «paradiso» dei tombaroli: un'area più volte saccheggiata dai cercatori clandestini di tesori e in gran parte ancora sconosciuta anche agli studiosi (una porzione del territorio è del demanio, il resto di privati). Ed è proprio in queste campagne che «Mozart» - denunciato ma non arrestato considerata l'età - da decenni era di casa, come si evince dai diari sequestrati nella villa di Linz, ora al vaglio del magistrato per un'inchiesta ancora in corso. Mozart, ufficialmente «guida turistica», spesso accompagnava suoi connazionali in Italia con piccoli pullman dove poi nascondeva «la merce». Un lavoro che serviva solo da paravento. Durante i viaggi infatti, l'uomo faceva acquisti dai suoi amici tombaroli, alcuni dei quali sorpresi con gli antichi tesori avvolti in sacchi di iuta e seppelliti nell'orto in attesa del trasferimento a Linz. Una vera passione, quella di «Mozart» per l'archeologia, ma soprattutto un affare: nella sua casa aveva infatti orga-nizzato una sorta di museo-show room riservato ai clienti, con tanto di vetrine climatizzate e targhette con i prezzi: dai mille euro (per un piattino mal cotto) a salire. «Una stima del valore di tutti i pezzi individuati, di cui 600 già rimpatriati, e altri 2.400 in arrivo tramite rogatoria internazionale, è attualmente impossibile», hanno spiegato il comandante dei Carabinieri Ferdinando Musella, il soprintendente archeologico di Roma Angelo Bottini e il direttore generale dei Beni Culturali Anna Maria Reggiani, intervenuti ieri alla conferenza stampa. Si sa invece che Mozart nei diari aveva espresso un macabro desiderio: le sue ceneri avrebbero dovuto essere deposte in un'urna etrusca, proprio uno dei pezzi sequestrati che ora prenderanno la direzione di vari musei.