Chiusi i teatri, i cinema, l'opera, i circhi. Il 14 ottobre il mondo dello spettacolo italiano sciopera, fa calare il sipario per protestare contro le politiche culturali del governo a partire dagli ulteriori tagli ai finanziamenti previsti nella manovra di Tremonti. E' la prima volta nella storia repubblicana che si arriva a un gesto così forte, così netto, lutto chiuso: niente film, niente pièce, niente musica, niente di niente. E' anche la prima volta che il mondo dello spettacolo si trova in una situazione così drammatica. Il rischio è il blocco totale di tutte le attività. E' l'impoverimento culturale del Paese, la desertificazione. E' la disoccupazione per circa 60 mila operatori del settore dei 200 mila complessivi, la chiusura per 5 mila aziende. L'Associazione generale italiana dello spettacolo, l'Associazione nazionale autori cinematografici e l'Associazione nazionale industrie cinematografiche, insieme ai tre sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di lanciare la giornata di sciopero con lo slogan "Chiudere un giorno per non chiudere per sempre" chiamando alla partecipazione tutti gli operatori. Per lo stesso giorno è stata convocata una manifestazione nazionale a Roma, al centro congressi Capranica (piazza Ca-pranica, ore 14,30). La situazione, già drammatica, è infatti messa ancora più a rischio dallanuova Finanziaria. Se dovesse essere approvata così come prevista dal neo ministro Giulio Tremonti, si arriverebbe a un ulteriore taglio del 40 di tutte le risorse pubbliche per lo spettacolo: decurtazione del Fondo unico che da 464 milioni, già insufficienti, scenderebbe a 300 milioni di euro; eliminazione delle quote del Lotto destinate al settore; minori trasferimenti agli Enti locali: tagli che ancora una volta ricadrebbero sullo spettacolo. Che cosa accadrà se Tremonti non viene fermato? Chiuderà il festival di Venezia. Ma non solo. L'intero settore resterà paralizzato. L'allarme è ormai diventato indignazione. Scandalo., E' in gioco il futuro non tanto e non solo dello spettacolo. E' in gioco il futuro del paese. «I tagli al Fondo unico per lo spettacolo sono la goccia che fa traboccare il vaso», denuncia il regista Nino Russo dell'esecutivo nazionale della Anac. «Questo governo ha operato in maniera sistematica per radere al suolo la cultura. Per assoggettarla alle leggi del mercato. Basta vedere la legge sul cinema che è stata approvata». Il governo tace o cerca scappatoie. Il ministro della Cultura, Rocco Buttigttone, ha chiesto al Parlamento di sbloccare un decreto che dovrebbe dare qualche euro al cinema. Vuole tentare di arginare lo sfascio della legge. La normativa, non solo getta le produzioni in totale balia del mercato, è anche scritta male. Buttiglione fa finta di impegnarsi e tenta di salvarsi con un intervento legislativo che incide ben poco. Di più non fa. Sicuramente sarà difficile incontrarlo il 14 davanti al Capranica per la manifestazione. Lo scontro è insanabile. «Finché la spesa per la cultura - sottolinea Stefania Brai, responsabile nazionale spettacolo del Prc - sarà considerata "spesa corrente" e non investimento, in un qualunque momento di crisi sarà la prima ad essere tagliata, così come si tagliano le spese di cancelleria. La tragedia è che con quest'ultimo provvedimento tutte le attività di produzione culturale sonomesse a rischio di vita». I registi non ne possono più. Mario Martone, impegnato oltre che nel cinema anche nel teatro, negli ultimi anni ha operato per far nascere lo Stabile pubblico a Napoli, il Mercadante. Tra qualche mese l'incarico nel Comitato artistico termina e Martone, pur ritenendola un'esperienza positiva, non da la disponibilità a un rinnovo della nomina. «Sono molto soddisfatto - spiega -di avere dato il contributo al consolidarsi di un teatro pubblico. Lo sono ancora di più se penso alla situazione generale dellaspettacoloinltalia. I nuovi tagli al Fus portano a un punto cruciale la battaglia che questo governo ha condotto in maniera pervicace contro la cultura. Lo ha fatto non per risparmiare, ma perché pensa che sia pericolosa. E' una strategia molto mirata, precisa: la vorrebbe eliminare del tutto». «Non trovo i termini adatti per esprimere tutta la mia indignazione», esordisce Marco Tullio Giordana. «E' una vergogna che un Paese occidentale come il nostro spenda per la cultura quanto un paese in via di sviluppo. E' folle pensare che la spesa pubblica per il cinema o il teatro sia secondaria. E' folle ma non mi sorprende. Provo piuttosto scandalo. Non solo per questo governo, da cui mi aspettavo tutto quello che hafatto. Ma dagliitaliani che stanno accettando questa situazione. Stanno minando tutti i settori che riguardano la formazione dei cittadini, dal teatro alla scuola. Nessuno può accettare che accada. Pensavo che gli italiani avessero meno pazienza. Mi ricredo. Hanno accettato tutto: di diventare più poveri, di vedersi sottratta la possibilità di crescere culturalmente. E' per questa ragione che aderisco a qualsiasi forma di protesta e di azione per fermare lo sfascio».