Sette giorni fa caos e proteste a Sant'Elmo. Domenica delle Palme senza musei, o meglio, con i musei a mezzo servizio. L'intervento della Regione potrà forse scongiurare il pericolo dei cancelli chiusi a Pasqua e Pasquetta, ma non risolve il problema di domani: due ore d'assemblea renderanno difficile l'accesso nelle sale espositive, ed è probabile che si preferisca rinunciare all'impresa. La prova generale dello stato di agitazione era andata in scena lo scorso week-end a Castel Sant'Elmo. Ingresso gratuito per la festa di compleanno di Artecard, ingresso negato dalle 12 alle 14 perché era in corso una riunione sindacale, visitatori inferociti per un disservizio del quale non erano stati informati. Fa discutere la mostra «impossibile» su Caravaggio, che riunisce a Castel Sant'Elmo tutta l'opera dell'artista, grazie alle riproduzioni ottenute con le tecniche digitali. Dopo i dubbi espressi dal soprintendente Antonio Spinosa, la lettera al Mattino di un visitatore deluso e irritato, e l'articolo di Vincenzo Trione apparso ieri sul nostro giornale, interviene nella polemica il professore Ferdinando Bologna, direttore del progetto scientifico della mostra ed esperto di Caravaggio. «Difendo la mostra di Renato Parascandolo, ha avuto un'idea geniale e l'ha realizzata con sacrificio - dice Ferdinando Bologna - Le critiche sono davvero inconcepibili, dettate da ingenuità o da prevenzione». Un'opera d'arte può essere riprodotta tecnicamente e continuare a definirsi tale? «Non c'è dubbio che è necessario distinguere tra riproduzione e originale. Ma bisogna tener presente che dalla seconda metà dell'Ottocento in avanti gli storici dell'arte lavorano su pacchi di fotografie, dapprima in bianco e nero, poi a colori e a mano a mano con tecniche sempre più perfezionate, fino ad arrivare al digitale di oggi. È un processo normale». Non crede che in qualche modo l'uso della riproduzione digitale nelle mostre d'arte possa far perdere il gusto del rapporto con le opere originali? «Da quando esiste la fotografia il pubblico non ha mai perso il gusto di guardare l'opera originale, e questo è un fatto storico. Anzi, la riproduzione facilita l'accesso all'originale, ne aiuta la comprensione e permette di accedervi più agevolmente. Non vedo perché la mostra su Caravaggio dovrebbe provocare l'effetto contrario. E del resto noi leggiamo la Divina commedia in milioni di copie stampate, non certo dal manoscritto autografo, eppure leggiamo il capolavoro di Dante». Dunque, secondo lei, l'arte riprodotta può rivelarsi un utile alleato dell'originale? «Certamente. Oltre a risolvere problemi logistici, come i rischi legati agli spostamenti o le speculazioni sullo pseudo turismo culturale, una mostra come questa su Caravaggio rende possibili accostamenti e confronti che sarebbero altrimenti impossibili, migliorando la lettura dell'opera completa del pittore. Dunque bisogna reagire a queste impennate un po' ingenue, legate anche a idee dell'arte decisamente molto arcaiche. Quando si afferma, come ho letto, che la mostra spoglierebbe l'arte della sua sontuosità, del suo mistero e delle sue seduzioni, si dicono soltanto delle banalità. L'arte non è mistero, è conoscenza arricchita di poesia».