FANO - Allora era il più giovane dell'equipaggio del motopesca "Ferri Ferruccio", una delle tante barche della flottiglia fanese che nel 1964 esercitavano la pesca a strascico in Adriatico, ma a differenza delle altre, destinata a restare nella storia per lo straordinario ritrovamento del Lisippo. Il suo nome è Athos Rosato, oggi è il titolare di un'avviata azienda di commercializzazione delle vongole, ma all'epoca dei clamorosi fatti condivideva con la sua numerosa famiglia, la dura vita dei pescatori, con poco guadagno e immane fatica. Scomparso esattamente un anno fa, Romeo Pirani, che di quella barca era il comandante, e che si è reso protagonista in tutti questi anni di una storia che fino ad oggi ha mantenuto i suoi punti oscuri (Pirani ha sempre voluto mantenere, ad esempio, il segreto sul luogo dove la statua è stata ritrovata), Athos Rosato ha voluto raccontare per la prima volta la sua eccezionale esperienza. Non per volere salire a tutti i costi alla ribalta della cronaca, ma piuttosto per concorrere in qualche modo, dopo che sul caso del Lisippo sta prestando la sua attenzione anche il ministro dei Beni Culturali, all'opera di sensibilizzazione in atto e magari al sogno di riportare la statua dell' atleta nella città di Fano. La prima domanda è di prammatica: dove è stato pescato il Lisippo? "Secondo i miei calcoli il punto si trova a 43 miglia dal Conero e a 27 miglia dalle coste della Croazia". Come fa a dirlo con certezza? "Si trattava di una zona in cui andavamo spesso a pescare, anche se era molto rischiosa per gli attrezzi da pesca. Il fondale marino era infatti cosparso di scogli che offrivano un buon rifugio ai pesci, che quindi si trovavano in quantità; ma sugli scogli spesso si impigliavano anche le reti che quindi si tiravano a bordo con larghi squarci. Era uno scotto da pagare di cui tenevamo conto, ma se volevamo tornare in porto con la stiva piena di pesce, dovevamo per forza affrontare quei rischi. "E' stato proprio in quel punto - racconta e ancora si emoziona Athos Rosato - che una mattina d'estate, impigliato tra le reti apparve il Lisippo. "La rete allora veniva trainata a bordo attraverso l'albero di prua e agganciata dalla lima di piombo vedemmo questa grossa statua coperta di incrostazioni avanzare versi di noi: capimmo subito che si trattava di un rinvenimento eccezionale. "Io stesso, insieme ad un altro marinaio l'adagiammo a ridosso della prua, dove non dava fastidio alle operazioni di pesca che, comunque dovevano continuare". Cosa ci dice degli occhi e dei piedi mancanti? "Al posto degli occhi la statua aveva due buchi neri: la storia dei diamanti è una favola che qualcuno ha diffuso a posteriori. I piedi mancavano; ma notammo subito che dove terminava il moncone delle gambe, il bordo era lucido, non incrostato come il resto della superficie; segno inequivocabile che le estremità erano rimaste sul fondo del mare e si erano rotte nel momento in cui la rete era stata tirata a bordo. "A mio parere - precisa Rosato - si trovano ancora là, sulla barca insieme alla quale la statua è affondata. Non è un caso che al termine della calata successiva quello stesso giorno tirammo a bordo cinque o sei anfore di un tipo molto comune. Per appurare la vera natura del metallo della statua, che qualcuno a bordo aveva ipotizzato fosse d'oro, un componente dell'equipaggio raschio un piccolo tassello sul ventre del reperto, asportando le incrostazioni, ma appurò che esso era di bronzo". Come riusciste a portarla in terra? "La avviluppammo in una rete che si era rotta nel corso di una presura negli scogli della zona di cui ho detto: la depositammo per qualche giorno nell'orto di casa dell'armatore (Valentina Magi, di Fano; ndr); poi quando la curiosità divenne eccessiva la trasferimmo in un luogo vicino a Carignano, dove fu sepolta sotto terra." Come avvenne il primo contato con il compratore? "Accertato l'interesse di un certo Barbetti di Gubbio, gli fu mostrata la statua tramite una fotografia scattata con la polaroid, ma egli volle visionarla di persona. Venne a Fano, gli bastò esaminare un particolare del volto e subito esclamò "Questa è opera di Lisippo, lo riconosco dal profilo del naso!"; la comprò per poco più di tre milioni di lire. Probabilmente era un esperto d'arte, ma anch'egli non ebbe una giusta idea del valore della statua che poi fu venduta, qualche anno più tardi per oltre 7 miliardi al Getty Museum".
"Vi racconto come pescammo il Lisippo"
Athos Rosato, il più giovane dell'equipaggio del motopesca "Ferri Ferruccio", racconta la sua esperienza nel ritrovamento del Lisippo nel 1964. La statua fu trovata a 43 miglia dal Conero e 27 miglia dalle coste della Croazia, in una zona rischiosa per gli attrezzi da pesca. Rosato e il comandante Romeo Pirani la adagiarono a ridosso della prua della barca, dove non dava fastidio alle operazioni di pesca. La statua aveva due buchi neri per gli occhi e i piedi mancanti, segno che erano stati rotti nel momento in cui la rete era stata tirata a bordo. Rosato ritiene che le estremità della statua siano ancora sul fondo del mare.
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