Nascerà con il coinvolgimento degli enti locali, ma anche dei privati. Con l'obiettivo di valorizzare e gestire l'area archeologica e la promozione turistica degli Scavi. Il ministro per i Beni Culturali, Giuliano Urbani, anticipa il progetto durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, subito dopo la seduta del Consiglio dei ministri che ieri sera ha approvato la riforma del titolo quinto della Costituzione. Un'operazione che segnerà una vera e propria rivoluzione nel settore dei beni culturali, in particolare per la valorizzazione dei più importanti musei e monumenti. Nei prossimi giorni dovrebbero essere affrontati, d'intesa con le amministrazioni locali, i temi relativi al trasferimento del personale e dei servizi ai nuovi organismi. Secondo l'iniziativa di legge anticipata ieri sera dal ministro, alle Regioni sarà affidata la gestione dei beni culturali, ad eccezione, però, di quelli considerati di «interesse nazionale» e che quindi resteranno di competenza dell'amministrazione centrale. Una scelta decisa nell'ambito della devolution, che non taglia fuori del tutto gli enti locali, vale a dire Regioni, Province e Comuni. Proprio per evitare questo scenario, al ministero si punta sulla costituzione di Fondazioni create su specifici progetti di promozione e di sviluppo. Due sono già sulla pista di lancio. Sono quelle che gestiranno il museo delle Navi di Pisa e quello Egizio di Torino. Ma l'operazione non ferma qui. Lo stesso copione dovrebbe essere ripetuto anche per gli scavi di Pompei e per il museo degli Uffizi di Firenze. «Si tratterà, ovviamente, di Fondazioni senza fini di lucro, che però potrebbero aprire le porte non solo alle amministrazioni locali, - ha spiegato il ministro Urbani, nel corso della conferenza stampa - ma anche ai capitali privati. Si tratterà di iniziative, anzi, promosse per facilitare al massimo la collaborazione tra Stato, enti locali e operatori privati nel settore della gestione del patrimonio storico, artistico, culturale del nostro Paese». Ieri mattina, intanto, a Pompei sono arrivati gli ispettori del ministero, per un sopralluogo nell'area archeologica, dopo lo scippo dei due affreschi dalle pareti della Casa dei Casti Amanti. Con il Soprintendente Pier Giovanni Guzzo e il manager Giovanni Lombardi, per cinque a confronto il Capo di gabinetto del ministro Urbani, Raffaele Squitieri, Consigliere della Corte dei Conti, il direttore generale Giuseppe Proietti, il comandante del nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, generale Ugo Zottin. Deciso un piano immediato di prevenzione dello straordinario patrimonio storico di Pompei: più custodi (selezionati dai quadri interni della stessa Soprintendenza, che gestisce anche i parchi archeologici di Ercolano, Oplontis, Stabia, Boscoreale), ripristino immediato del sistema di telesorveglianza, impianti di monitoraggio anche all'interno dei nuclei in fase di restauro, non ancora aperti al pubblico. Con le rappresentanze sindacali dei 420 custodi in servizio negli Scavi di Pompei sarà avviato un confronto per approdare ad una riorganizzazione dei turni di sorveglianza in grado di garantire maggiore sicurezza anche nelle ore notturne.