Nella immane tragedia del caos senza limiti di Bagdad abbandonata a saccheggi sfrenati è accaduto il peggio che si potesse temere. Oltre gli stessi ospedali devastati e abbandonati dal personale sanitario e dai pazienti, anche il Museo dell'Iraq, il massimo museo del Paese che custodisce dal 1933 tutti i tesori archeologici venuti alla luce nel territorio della Mesopotamia antica, è stato violato dai saccheggiatori. Le notizie riferiscono di depredazioni di statue e di ceramiche nelle sale al piano inferiore e di manomissioni di casse in cui erano stati imballati oggetti per una qualche protezione. Anche gli uffici del Dipartimento delle Antichità di Bagdad sarebbero stati devastati, recando presumibilmente gravi danni alle documentazioni scientifiche, mentre non si hanno notizie di violazioni dei piani superiori. La gravità dell'accaduto sul piano del patrimonio culturale è estrema e supera ciò che pure si era paventato. Qualche speranza è solo nel fatto che, attraverso i canali di comunicazione che fino ai primissimi giorni di guerra erano aperti ancora tra il Dipartimento delle Antichità e i colleghi dei maggiori musei europei, dal Louvre di Parigi al Museo Britannico di Londra, si sapeva in Occidente che i funzionari del Dipartimento erano asserragliati nel museo stesso in un ultimo frenetico e disperato tentativo di proteggere i reperti. Si era anche a conoscenza in Occidente che da tempo i più preziosi tesori del Museo dell'Iraq erano stati incassati e posti in luoghi ritenuti della massima sicurezza, si ritiene in magazzini della Banca Centrale. La preoccupazione è, comunque, altissima, sia perché gli oggetti rimasti nel museo evidentemente sono stati già in non piccola parte asportati, sia perché il livello di sicurezza di ogni altro luogo sembra non certo elevato in una città sottratta ad un qualunque controllo e in preda al disordine, al panico e alle devastazioni. I favolosi gioielli delle tombe reali delle regine d'Assiria, gli splendidi avori dei palazzi delle capitali assire, le innumerevoli tavolette cuneiformi di tanti centri antichi dei paesi di Sumer e di Accad, tra cui le centinaia di testi letterari e scientifici intatti della biblioteca templare di Sippar, sono custoditi nel Museo di Bagdad, che è forse il maggiore di tutto il Vicino Oriente. E' questo un tesoro inestimabile oggi ad altissimo rischio, mentre lo smembramento delle sculture per lo più di età partica del piano terreno del museo è già una perdita gravissima e comunque inammissibile. Non si può non ricordare che il regime di occupazione militare di un Paese è ovviamente previsto dalle Convenzioni dell'Unesco sulla protezione del patrimonio culturale in casi di conflitti armati e delle loro conseguenze. In particolare la Convenzione dell'Aja del 1954 è estremamente chiara: le forze di un Paese occupante hanno la piena responsabilità della protezione del patrimonio culturale presente nel Paese occupato. Alla salvaguardia di quel patrimonio devono fare fronte in piena collaborazione con le autorità culturali del Paese occupato e devono mettere in atto tutte quelle misure atte alla protezione. Un primo pressante appello di archeologi americani e inglesi è stato lanciato poco prima della guerra ai governi interessati al conflitto per la salvaguardia del patrimonio dell'Iraq e il 9 aprile un secondo assai più ampio e puntuale appello è stato presentato all'Unesco con firme di studiosi di tutto il mondo perché l'Unesco prenda immediati provedimenti di fronte ad una catastrofe culturale che potrebbe essere di portata gravissima. Come la Croce Rossa Internazionale ha chiesto pressantemente che le forze alleate si facciano carico urgentemente e senza più alcuna esitazione della salvaguardia degli ospedali e delle strutture sanitarie in Iraq, così l'Unesco deve intervenire immediatamente perché le stesse forze alleate operino immediatamente e con piena assunzione di responasabilità a protezione dei musei dell'Iraq, patrimonio di quel Paese infelice e dell'intera umanità.
12042003 - Saccheggiata la memoria di grandi civiltà
In Iraq, il Museo dell'Iraq è stato devastato dai saccheggiatori. Il museo, che custodisce i tesori archeologici della Mesopotamia antica, è stato violato e le statue e le ceramiche sono state rubate. Anche gli uffici del Dipartimento delle Antichità sono stati devastati. La gravità dell'accaduto sul piano del patrimonio culturale è estrema. L'Unesco ha lanciato un appello per la salvaguardia del patrimonio culturale dell'Iraq e ha chiesto alle forze alleate di intervenire immediatamente per proteggere i musei. Il regime di occupazione militare di un Paese è previsto dalle Convenzioni dell'Unesco sulla protezione del patrimonio culturale in casi di conflitti armati.
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