La direttrice lascia l'incarico: accusata di truffa Al centro della contesa ci sono 42 pezzi etruschi e romani che sarebbero stati comprati illegalmente da "tombaroli" e da altri scavi illeciti. Un contenzioso tra Stati Uniti e Italia che vede al centro la restituzione di migliaia di reperti archeologici che il museo americano "Getty" avrebbe acquistato da mercanti d'arte clandestini. Tanto che proprio ieri la curatrice del Museo, Marion True, ha annunciato le sue dimissioni, ufficialmente a causa di un prestito illecito che avrebbe ricevuto in passato per l'acquisto di una casa in Grecia. In realtà, dietro la rinuncia al suo incarico, che ricopriva dal '96, si celerebbero le forti pressioni per una vicenda giudiziaria che dura ormai da anni e che potrebbe concludersi il 16 novembre prossimo, quando la True, davanti al giudice del Tribunale penale della Capitale, dovrà rispondere dell'accusa di associazione per delinquere, ricettazione ed esportazione clandestina di reperti archeologici provenienti da scavi illeciti. La notizia delle sue dimissioni arriva proprio nel giorno in cui tre importanti opere del Getty Museum stanno per fare ritorno nel nostro paese: un cratere di Asteas, pittore di Paestum, un'epigrafe greca proveniente da Selinunte e un candelabro etrusco in bronzo. La restituzione, annunciata dal ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione. è un passo verso la soluzione di una vicenda che dura ormai da anni e che vede nel mirino della magistratura la collezione che il miliardario Jean Paul Getty avrebbe accumulato negli anni nei musei e nella villa di Malibù. Un vero tesoro fatto di opere d'arte che per legge devono tornare in Italia. Soprattutto perché, secondo quanto emerso nell'inchiesta del pm romano Paolo Ferri, i responsabili erano a conoscenza dell'origine clandestina. Dal '96, infatti, quando ha assunto la cura del Museo Getty, la True avrebbe acquistato opere d'antichità per un valore di 30 milioni di dollari, molte delle quali rubate. Secondol'accusa italiana, in particolare, i pezzi sarebbero stati comprati da "tombaroli", nonché dal deposito svizzero intestato al mercante d'arte romano Giacomo Medici, e scoperto a Ginevra nel 1995, dove sarebbero stati conservati oltre cinquemila esemplari trafugati dall'Italia. Per questo, l'ex gallerista è stato condannato il 4 marzo scorso a dieci anni di reclusione e a dieci milioni di euro di risarcimento allo Stato italiano. La posizione della True e di tutto il Museo di proprietà del defunto miliardario Jean Paul Getty, si è ulteriormente aggravata, dopo un'inchiesta del "Los Angeles Times" che citava alcuni documenti interni secondo i quali lo stesso fondatore e i suoi più stretti collaboratori erano a conoscenza della provenienza delle opere.