RISPONDE PIETRO GARGANO Gentile dottor Gargano, sono membro del consiglio direttivo del Gruppo Archeologico Napoletano, associazione di volontariato che da oltre trent'anni è impegnata nella tutela dei beni e dell'identità culturale della nostra città. Da tempo abbiamo avviato un monitoraggio dei monumenti a rischio, al fine della segnalazione alle autorità preposte. Tra questi vi è il colombario romano in via Pigna lato Soccavo. Si tratta di un monumento funerario, in parte tagliato quando nell'Ottocento fu tracciata la via Miano-Agnano "dei canapi", di cui l'attuale via Pigna costituisce un tratto. Malgrado tale menomazione, è ancora leggibile, con le classiche celle che ospitavano le olle cinerarie. Inoltre è l'unico monumento di età antica sopravvissuto al sacco urbanistico di questa zona e per la sua ubicazione a fronte strada, se opportunamente valorizzato, potrebbe essere fruibile anche da parte dei distratti passanti. Invece è ridotto a una sorta di discarica a cielo aperto, a causa dell'infelice scelta di appoggiarvi cassonetti dei rifiuti. Questa storia va avanti da molto. In seguito a pressanti solleciti nei confronti di Circoscrizione, Comune e Asìa, qualche anno fa ottenemmo lo spostamento sul marciapiede di fronte, che venne opportunamente tagliato, dell'unico cassonetto allora esistente. Ma il problema si è riproposto di nuovo, quando in prossimità del monumento sono state collocate due campane per la raccolta differenziata ed è stato ricollocato il cassonetto per i rifiuti umidi. Vi si è inoltre ben presto accumulata un'ingente quantità di immondizia sversata abusivamente, che rendeva quasi invisibile il colombario e non veniva rimossa. Ho segnalato tale situazione tra fine giugno e gli inizi di luglio al Comune e alla Soprintendenza Archeologica, ricevendo risposta solo da quest'ultima, che riferiva di aver interessato Comune e Circoscrizione per i provvedimenti necessari. Effettivamente i contenitori sono stati dislocati altrove dopo qualche giorno (tale rimozione ha reso possibile la visione completa del monumento, da tempo preclusa, e ha così evidenziato i danni alle strutture causati dagli abusi), ma poco dopo è ricomparso il famigerato cassonetto per i rifiuti umidi. Potrà immaginare, nella situazione di emergenza rifiuti che sta vivendo la città, quale sia oggi l'aspetto del monumento, che corre il rischio di essere ulteriormente danneggiato da eventuali incendi di immondizia, come è già accaduto in passato. Ho chiesto nuovamente l'intervento di Comune e Soprintendenza il 13 agosto, ma la situazione non è cambiata. A seguito di ulteriori solleciti il Comune ha fatto presente l'altro giorno di aver interessato l'Asìa. Speriamo che qualcosa venga fatto. Quello che lascia sgomenti è il pensiero che non si riesca a ottenere una cosa così semplice e ovvia come lo spostamento di un cassonetto. E viene da chiedersi se c'è qualche pubblico amministratore - a qualunque livello - che, monitorando in via istituzionale il territorio o passando solo per caso, decida di farsi parte attiva per far cessare simili scempi senza bisogno dei solleciti dei cittadini. Gaetano Barbarulo - NAPOLI Con quello che si vede in giro, la battaglia del dottor Barbarulo e dei suoi amici per il colombario di via Pigna può sembrare marginale, ma non lo è. Innanzitutto perché è dovere di una città preservare in maniera decente i segni della sua storia. E poi perché è la prova dell'incapacità di risolvere in maniera seria anche un problema semplice come lo spostamento di un cassonetto. I resti romani che coesistono con la munnezza sono un'immagine metaforica di quello che Napoli potrebbe essere e non è.
campania: Monumento con rifiuti, battaglia da vincere
Il dottor Pietro Gargano, membro del consiglio direttivo del Gruppo Archeologico Napoletano, denuncia lo stato di abbandono del colombario romano in via Pigna lato Soccavo, a causa dell'infelice scelta di appoggiarvi cassonetti dei rifiuti. Il monumento, in parte tagliato, è stato ridotto a una sorta di discarica a cielo aperto. Gargano ha segnalato la situazione al Comune e alla Soprintendenza Archeologica, ricevendo solo una risposta dalla Soprintendenza, che ha promesso provvedimenti. Tuttavia, il cassonetto è stato nuovamente ricollocato, e la situazione non è cambiata.
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