L'INTERVISTA Gravagnuolo, presidente della Fondazione Annali «La qualità dei progetti aiuta la crescita turistica» IL PROGRAMMA Al via incontri e mostre che per tutto ottobre coinvolgeranno studiosi politici e imprenditori Un mese intero dedicato all'architettura. Come il Maggio dei monumenti, Napoli avrà il suo annuale Ottobre dell'architettura, un calendario fitto di eventi (ben tredici, tra mostre e convegni), che a partire da domani ci accompagnerà per tutto il mese. L'iniziativa - inaugurata dal recente incontro con il regista tedesco Wim Wenders - è della neonata Fondazione napoletana degli Annali dell'Architettura e delle città, presieduta da Benedetto Gravagnuolo, e costituita da una sinergia tra realtà istituzionali diverse come i tre enti locali, le due Università (Federico II e il Secondo Ateneo), due Ordini professionali (architetti e ingegneri), e la Soprintendenza per i Beni architettonici, artistici e storici. Professor Gravagnuolo, com'è nata l'idea di quest'«Oktoberfest» dell'architettura? «L'idea è venuta dallo straordinario successo di pubblico e critica che hanno avuto l'anno scorso eventi come le mostre allestite a Genova e soprattutto il Festival dell'Architettura di Parma. E dalla convinzione che Napoli dovesse recuperare uno storico ritardo rispetto ad altre città italiane, come Milano con la sua Triennale, Venezia con la Biennale, o Roma con la Quadriennale. Senza volerci paragonare a queste realtà, posso dire che questa prima edizione degli Annali di Napoli è un seme importante che darà i suoi frutti già fra tre o quattro anni». Qual è il traguardo che si vuole raggiungere con le manifestazioni d'ottobre? «Stabilire un dialogo con la cittadinanza per dimostrare che l'architettura di qualità è un elemento fondamentale per la crescita di una città, perché può produrre ricchezza e mettere in moto un circolo virtuoso, offrendo un contributo allo sviluppo del turismo. Basti pensare a Bilbao, che ha investito nel museo Gugghe-neim rivalutando un'ampia area industriale dismessa, favorendo cosila crescita dell'intera città, ormai entrata a pieno titolo nel circuito turistico della Spagna. Ecco perché uno degli appuntamenti più importanti del calendario, oltre all'omaggio a Luigi Cosenza, vero vessillo di questi "Annali", è il convegno del 29 ottobre, "Dal 2000 al futuro", dove si parlerà delle grandi opere messe a punto o in programma in Campania per l'architettura civile e le infrastrutture. La mia convinzione è che interventi di architettura di alta qualità nelle periferie possano svolgere un ruolo importante per lo sviluppo sociale della città. Ma l'architettura da sola non basta. Occorre il coinvolgimento delle amministrazioni locali, del mondo imprenditoriale e delle forze sociali. Qualcosa a Napoli e in Campania finalmente si sta muovendo. Penso non solo alle opere della metropolitana, ma anche ad altre iniziative come il progetto del centro commerciale di Renzo Piano a Nola e l'auditorium di Oscar Niemeyer a Ravello». A questo proposito cosa pensa delle polemiche sul coinvolgimento di troppi nomi stranieri? «È chiaro che non si possono chiedere le dogane per l'architettura, la quale è un linguaggio senza frontiere. Quello che è giusto rivendicare, però, è una strategia della riqualificazione che coinvolga, accanto ai nomi internazionali, anche i giovani architetti locali, come è successo a Barcellona. Per questo è necessario l'intervento della politica statale, che purtroppo latita da troppo tempo».