PIÙ che un restauro sarà una semplice manutenzione, semplice e tuttavia delicata in virtù dell'importanza dell'opera, spiegala soprintendente Maria Teresa Fiorio presentando l'operazione di pulitura della Pietà Rondanini, ultimo capolavoro di Michelangelo, custodito al Castello. Con il Cenacolo di Leonardo, è l'opera d'arte più ammirata di Milano. Oltre un milione di visitatori l'anno, da ogni parte del mondo, Giappone in testa. La statua (di marmo) gode di buona salute, se non fosse per le tracce di sporcizia (depositi di polvere e grassi) e altri sgarbati residui (stuccature di gesso e malte) memoria dei calchi eseguiti in passato. Va ripulita, dunque: con lavaggi d'acqua distillata e a mano, mediante bisturi. Il maquillage, promosso dal Comune con la Soprintendenza,sarà eseguito dalla CBC (Cooperativa di Conservazione Beni Culturali) con la consulenza dell'Istituto Centrale di Restauro e del Centro "Gino Bozza" del CNR e riguarderà anche l'ara romana che funge da piedistallo. I lavori, sostenuti dall'Associazione Amici di Brera e dalla Koellikerspa, preceduti da una lunga fase di studio (rilievo topografico, indagini chimico - fisiche, ricerche d'archivio) inizieranno a metà maggio e dureranno non più di tre mesi, durante i quali la Pietà sarà visibile soltanto nei weekend. Così è stato promesso ieri, alla conferenza stampa di presentazione. Con la Fiorio c'erano l'assessore alla cultura Carrubba e il neo direttore a interini delle Civiche Raccolte d'arte, Ermanno Arslan,scelto dal Comune in provvisoria sostituzione della Fiorio, recentemente chiamata al vertice della Soprintendenza per i beni storici e artistici. Durante la pulitura sarà trasferito al Castello,per metterlo a confronto con la Pietà Rondanini, il cosiddetto"Frammento Borghese", ossia la testa di marmo conservata alla Galleria Borghese di Roma che a giudizio (controverso) dello storico dell'arte Bruno Mantura apparterrebbe alla prima versione della Pietà. C'è l'ipotesi di esporre questa testa al Castello nell'ambito del nuovo allestimento della Pietà che il Comune ha affidato all'architetto Alvaro Siza. Progetto pronto da un paio d'anni, inviato a Roma al Ministero dei Beni culturali, ma a quanto pare dimenticato in un cassetto.