Entra nella seconda fase la realizzazione del Mose. Il sistema di dighe mobili da 4,3 miliardi per la salvaguardia di Venezia dal fenomeno dell'acqua alta è una delle tre opere ritenute epocali dal governo Berlusconi insieme al traforo del Frejus ed al ponte sullo stretto di Messina. Non subiranno interruzioni i lavori avviati, e finanziati con i 500 milioni già erogati dal Cipe che ha stanziato 1,174 miliardi cui si aggiungeranno a breve altri 700 milioni, secondo quanto ha dichiarato il premier, Silvio Berlusconi, al termine della riunione, ieri, a palazzo Chigi, del cosiddetto Comitatone per la salvezza di Venezia del quale fanno parte numerosi organismi della città lagunare. Il suo è un parere solo consultivo. Alla riunione di ieri era presente anche il sindaco Massimo Cacciari, che nelle settimane precedenti aveva fatto sapere che il Mose non avrebbe dovuto dragare tutte le risorse pubbliche a svantaggio degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Anche se la coperta dei finanziamenti pubblici è corta, ha fatto sapere il premier, bisognerà fare in modo che le risorse vengano indirizzate verso alcuni progetti precisi, che Berlusconi ha detto verranno individuati a breve. Nella riunione, secondo quanto ha fatto sapere il sindaco Cacciari, è stato recepito il concetto che le opere di manutenzione dovranno avere un canale di finanziamento diverso da quello del Mose, come quello che il comune aveva chiesto mesi fa e cioè il rifinanziamento delle legge speciale per Venezia. Lo scopo è garantire fondi per le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria complementari al Mose per la difesa di Venezia dall'acqua alta. In sostanza, nella riunione è stato deciso di separare due linee di finanziamento per i lavori di salvaguardia di Venezia: la prima per il Mose, che rientra nella legge obiettivo, e la seconda, per le opere di manutenzione attraverso il rifinanziamento delle legge speciale per Venezia. Su questo, la decisione è rinviata ma se così fosse verrebbero accolte le istanze del comune, così come ha sottolineato Cacciari. Secondo il presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan, «il Mose è entrato nella seconda fase, quella successiva all'apertura dei cantieri alle tre bocche di porto, grazie alla firma, ieri, a margine della riunione del Comitatone, dell'atto di concessione tra l'agenzia del demanio, il consorzio Venezia Nuova e il magistrato alle acque sull'uti-lizzo delle aree comprese nella zona nord dell'Arsenale di Venezia che ospiterà le strutture per la realizzazione, manutenzione e gestione del sistema Mose». Soddisfatti il Consorzio Venezia Nuova, interessato dalla gestione dei lavori per il Mose e il ministro delle infrastrutture, Pietro Lunardi, «perché», ha sottolineato, «è stata confermata e ribadita all'unanimità la continuità della realizzazione del sistema Mose, progetto approfondito e studiato anche dai governi precedenti». Legambiente ha ribadito la propria contrarietà all'opera. «Il Mose ha costi economici ed ambientali enormi, insostenibili per il delicatissimo ecosistema lagunare», ha dichiarato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, «faremo un'opposizione ferrea alla prosecuzione dei lavori per la sua definitiva realizzazione».
Mose, avanti tutta
Il governo Berlusconi ha deciso di procedere con la seconda fase del progetto Mose, che prevede la realizzazione di un sistema di dighe mobili per la salvaguardia di Venezia dal fenomeno dell'acqua alta. Il progetto è finanziato con 1,174 miliardi di euro, di cui 500 milioni già erogati dal Cipe, e altri 700 milioni a breve. Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha espresso soddisfazione per la decisione, ma ha anche sottolineato che il finanziamento è corto e che bisognerà individuare progetti specifici per la gestione delle risorse.
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