«Oneroso». Il sovrintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini, da buon gentleman, fa buon viso a cattivo gioco. Non allude all'allarme e all'esercitazione che scatterà il 3 ottobre. La novità devastante che sta scavando una voragine nei conti della sovrintendenza e che lui cerca di esorcizzare con un semplice aggettivo è un'altra. È la «messa in sicurezza» del Colosseo e di altri importanti manufatti archeologici di Roma, un affare che costa maledettamente. Per l'esattezza, costa 1,3 milioni di euro. I conti sono stati fatti e rifatti, ma il risultato non cambia. Eccola lì, bianco su nero, la grossa somma di denaro che deve essere attinta dal bilancio della sovrintendenza, da quei 40 milioni scarsi di euro annui con cui si deve far fronte a tutto. Il tutto vuoi dire fondamentalmente, a parte le spese vive di telefoni, luce ecc, manutenzione dell'esistente. Cioè 40 milioni, ridotti ora a 38,7 con questo pre-lievo forzoso dovuto alla sicurezza, con cui tenere in piedi il patrimonio archeologico a cielo aperto più importante e rilevante del mondo, tutti quei tesori così fragili e inestimabili che attirano masse di turisti e che l'Italia sembra aver così poco a cuore. Pietre e mattoni che mostrano inesorabili crepe, zone dichiarate da anni off limits, monumenti che sono stati tenuti aperti o riaperti anche a costo di possibili rischi (la Domus Aurea, ultimo esempio), il Palatino mezzo chiuso che ancora non è stato messo in sicurezza nelle parti tuttora pericolanti (Palazzo di Tìberio, costruzioni di San Teodoro), insomma un panorama grande quanto la città che fa stringere il cuore. Le nuove, costose spese per la «sicurezza» sono sbarcate proprio ieri dentro il museo di Palazzo Massimo e nel vicino museo delle Terme di Diocleziano, a Termini, con gli operai intenti a sistemare l'impianto col «nastro a raggi x», la macchina per controllare bagagli e borse dei visitatori sul modello di quanto siamo abituati a vedere negli aeroporti. Al Colosseo il «nastro» era già stato attivato invece dalla metà di agosto. Al museo di Palazzo Altemps verrà messo in funzione entro poco. Queste procedure, attivate dopo gli attentati terroristici di Londra, rinviano a problemi di sistemazione più vasta, con epicentro non solo il Colosseo ma anche il Palatino e i Fori. Altri soldi per la sovrintendenza, che deve sopperire con i suoi 800 addetti a tutti i suoi poli museali, al Foro e al Palatino, alle sedi distaccate di Malborghetto e Santa Croce in Gerusalemme, alla villa dei Quintili e all'Appia antica, ai siti per fortuna privi di uffici di Caracalla, Tombe Latine, Domus Aurea... «Di fronte a monumenti talmente insigni, talismani dell'identità nazionale da tutelare come i nostri beni della Corona - osserva l'archeologo Andrea Carandini - non si può lasciar sola così unaovrintendenza, con problemi talmente grandi. Fermeremo forse il terrorismo, ma così perderemo tanti monumenti condannati alla non tutela. Il ministero istituisca un Fondo speciale. Non c'è altra via da seguire...».