Queste città, già sofferenti tra smog e frastuono, vengono anche offese o sempre più sfigurate dal fenomeno del graffitismo vandalico su monumenti e immobili. Così è dovunque, mentre si tenta di tutelare con ogni mezzo il decoro della civiltà urbana. In Germania, s'annuncia il ricorso a elicotteri di vigilanza con telecamere munite di raggi infrarossi per cogliere in flagranza i maniaci dediti ogni notte a deturpare Berlino e le altre città sparando quelle vernici nebulizzate che richiedono costosi restauri, oltre 500 milioni di euro l'anno. Negli Stati Uniti, le sanzioni pecuniarie contro i danneggiatori, se individuati con certezza, raggiungono 25 mila dollari, mentre per i recidivi sono previsti tre anni di reclusione. In Italia, è specialmente difficile tutelare un'incomparabile profusione di beni storici e artistici dai danni persino incalcolabili delle vernici spesso indelebili. A Roma, dove l'amministrazione capitolina spende già due milioni e mezzo di euro l'anno per i restauri al minimo delle sue competenze, si spera in oltre duemila telecamere fisse, ma è impossibile collocare in ogni rione o quartiere gli occhi elettronici e curarsi anche degli edifici privati. A Milano, il sindaco ha definito il persistente abuso «una sciagura». Numerosi graffitisti comunicano solo ingiurie, parapolitiche o para-sportive. Altri si dedicano a sgorbi d'indole infantile, a volte indecifrabili sfoghi di animi travagliati. Costoro, chissà perché, vengono definiti writers anche se neanche scrivono una sillaba. Secondo alcuni psicologi o psicografi, si tratta di oscuri simboli che intendono solo marcare uno spazio, segnalare una presenza: «Io ci sono». E basta. Ma basta? Nello stesso tempo i pittori amatoriali, dediti a verniciare intonaci e pietre, impongono un pretenzioso genere di affreschi «a colori liricamente aggressivi». Reclamano il titolo di artisti metropolitani, alla ricerca di qualche inedita espressione creativa. Ma il giudizio sulle loro prestazioni dovrebbe compe-tere a critici qualificati e responsabili. Affiorano invece pregiudizi favorevoli per indulgenza verso presunti messaggi di malessere generazionale, secondo le tendenze d'ogni giustificazionismo sociologico. Nessuno chiarisce perché i tentativi pittorici debbano investire immobili pubblici di valore storico e privati edifici d'abitazione, magari più attraenti se appena restaurati. Neanche viene chiarito perché, dopo tutto, i dilettanti pittori non vogliano affrescare le loro pareti domestiche. Preferiscono esibizioni a cielo aperto? Ma possono esercitarsi almeno su apposite superfici murarie, con modica spesa e in siti appropriati, senza provocare ingiusti danni ai beni di tutti. Nel 1993, un disegno di legge chiamato «antispray», ma rivolto solo contro l'uso arbitrario e non professionale delle vernici nebulizzate, fu proposto dal ministero dei Beni Culturali d'intesa con altri cinque dicasteri del governo Ciampi e trasmesso alle Camere. Ma l'intero testo, con il passaggio di legislatura, si perse negli archivi parlamentari. Una legge del 1997, per vari aspetti blanda o poco incisiva, si rivelò inefficace. Un recente disegno legislativo, avanzato dai Beni Culturali nel febbraio 2004, non fu mai portato all'esame del Consiglio dei ministri. L'informazione, scolastica o mediatica, non si prodiga nel segnalare la gravita della «lebbra architettonica». Dunque, si cronicizzano l'usura di patrimoni antichi e la dissipazione di risorse private o pubbliche.
Rassegnati alla vernice
Le città soffrono di graffitismo vandalico su monumenti e immobili, causando danni costosi da restaurare. In Germania, si stanno utilizzando elicotteri di vigilanza con telecamere per catturare i responsabili. Negli Stati Uniti, le sanzioni per i danneggiatori possono raggiungere 25.000 dollari. In Italia, è difficile tutelare i beni storici e artistici dai danni delle vernici indelebili. A Roma, si spera di installare 2.200 telecamere fisse, ma è difficile collocarle in modo efficace. A Milano, il sindaco ha definito il persistente abuso una sciagura.
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