Per una volta non voglio lacerarmi il fegato sulla consueta querelle del "ricoverarenon ricoverare,"restaurareconservare", "prestarenon prestare". Per una volta, voglio piuttosto immaginare come gli amici giapponesi - infinitamente più numerosi di quanti "intasano" la Galleria degli Uffizi- metteranno a confronto i bei nudi erotici del loro Utamaro Kitagawa con la nostra "femmina nuda assai" (Vasari) della 'Venere che nasce'. E' vero: dall'opera botticelliana (1485) a quella dell'artista dell'ukiyo-e ci corrono tre secoli , ma il confronto plurisecolare fra le opere del maggior pittore interprete della femminilità di quel paese (nel cuore di ogni giapponese) e uno dei simboli del nostro umanesimo meno bigotto, mi diverte moltissimo. Mi piace anche immaginare che l'ispirazione del ministro alla "profferta" -ancorché non concordata con Paolucci- gli sia maturata anche da questa riflessione , dopo aver visto le sofisticate e poetiche stampe "shunga" del canto del guanciale. Come dargli torto ? Dunque, andiamo sereni a questa "competizione" : ne godranno gli "amici del sol levante" e, auguriamoci, i nostri "commerci". E non dimentichiamo che ai giapponesi si deve il restauro della "Sistina" e la bella copia della ghibertiana porta aurea del Battistero che tanti altri turisti giapponesi quotidianamente ammirano, inconsapevoli di quanto debbano ad un loro connazionale.
Perché si. Sì alla competizione: quella Venere che nasce umilierà l'erotismo 'shunga'
Un articolo di giornale discute la possibile competizione tra le opere d'arte giapponesi e italiane, in particolare tra le opere di Kitagawa Utamaro e Botticelli. L'autore immagina come gli amici giapponesi potrebbero confrontare le opere di Utamaro con quelle di Botticelli, considerando le differenze di stile e di epoca. L'autore anche menziona la possibile ispirazione del ministro alla "profferta" per la sua proposta di restaurare la "Sistina" e la copia della porta aurea del Battistero, che è stata restaurata grazie all'aiuto di un connazionale giapponese. L'autore conclude che la competizione tra le opere d'arte giapponesi e italiane potrebbe essere divertente e benefica per entrambe le culture.
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