- I DATI. Berlino contesta la Commissione Ue Bruxelles. L'Italia ha chiuso il 2004 con un disavanzo del 3,2 e un debito pubblico al 106,5 del Prodotto interno lordo. È quanto risulta dalla seconda notifica dei dati sui conti pubblici dell'Ue comunicata da Eurostat, l'Ufficio statistico dell'Ue. In una nota della pubblicazione gli analisti di Eurostat avvertono che nel caso italiano, così come per Germania, Polonia e Portogallo, «devono ancora essere chiariti alcuni casi di aumento di capitale effettuati dai governi nel periodo compreso tra il 2001 e il 2004». Il risultato di questa indagine supplementare sarà comunicato al più tardi nel 2006. L'Italia, infatti, è sotto la lente di ingrandimento per le cartolarizzazioni «scip1 », operazione sugli immobili pubblici per 2,2 miliardi di euro, che ha dato un contributo molto importante all'andamento dei conti pubblici. Il problema riguarda la valutazione della garanzia data dallo stato alle banche. L'italia è il paese che tra il 1998 e il 2002 ha fatto maggiore ricorso alle cartolarizzazioni effettuando operazioni per quasi 24 miliardi di euro. Scip 2, operazione successiva a scip 1, valeva 6,6 miliardi di euro. E quanto alle iniezioni di capitale pubblico sono sotto osservazione oltre all'Italia, anche Polonia, Portogallo e Germania. E proprio rispetto alla Germania, sono scoccate nuove scintille sull'asse Bruxelles-Berlino riguardo ai conti pubblici tedeschi: potrebbero sfociare presto nella riapertura del dossier «Deutschland» da parte del commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia. A innescarle è stato il rifiuto, da parte di Eurostat, di contabilizzare alcune operazioni «una tantum», varate dal governo del cancelliere Schroeder nel 2005 con l'obiettivo di diminuire il deficit, contenendo il rapporto disavanzo-pil al 3,7. Se questi ricavi «una tantum» non dovessero essere conteggiati per ridurre il disavanzo, così come sostiene Eurostat, il deficit 2005 salirebbe fino al 4 del pil. Un livello particolarmente elevato, che la Commissione europea non potrebbe certo classificare come «limitato» - visto che la Germania supera ormai il tetto del 3 dal 2002 - e che l'esecutivo europeo, in ogni caso, faticherebbe molto a giustificare con un andamento della crescita inferiore alle aspettative.