Grazie a una falsa documentazione il dipinto poteva essere esportato senza controlli ROMA Una preziosa tela del Canaletto, il «Canal Grande visto da Palazzo Balbi» è stata sequestrata in una quadreria di Milano dai finanzieri del Nucleo regionale di polizia Tributaria del Lazio-Gruppo tutela patrimonio archeologico. La tela, secondo le stime, avrebbe un valore di oltre otto milioni di euro. I finanzieri da tempo sulle tracce di un'organizzazione che commerciava illecitamente opere d'arte in Italia e all'estero hanno accertato che il quadro dipinto da Giovanni Antonio Canal detto «il Canaletto» (1697--1768) era stato oggetto di transazioni commerciali fittizie, avvalendosi di documentazione falsa che doveva certificare la provenienza estera del dipinto per eludere le procedure di controllo da parte della Soprintendenza ai beni artistici e storici, per poter esportare in qualsiasi momento l'opera d'arte. Tre persone sono state denunciate per reati che vanno dal falso materiale alla illecita esportazione di opere d'arte. L'operazione messa a segno ieri dalla guardia di finanza ha alle spalle una lunga e complessa attività investigativa. Le Fiamme gialle, nel ricostruire il viaggio dell'opera del Canaletto, hanno scoperto che il quadro, un olio su tela (cm.85x139), ascrivibile al secondo quarto del XVIII secolo, era stato battuto da una casa d'aste londinese nel 1992 ed era stata aggiudicata a un collezionista italiano che lo aveva importato in Italia senza però dichiararne la presenza alla Soprintendenza. Protagonisti della vicenda sono risultati un milanese e un ex antiquario di casale Monferrato, residente a Londra, che avrebbero attestato la provenienza estera dell'olio su tela per ottenere l'autorizzazione alla temporanea esportazione eludendo le procedure previste dalla legge che richiedono l'accertamento da parte della competente Soprintendenza dei beni artisti e storici che vigila sulla corretta circolazione delle opere. domenica 25 settembre