La missione è di quelle delicate e della massima riservatezza: scoprire o allontanare ogni dubbio sulla presenza di una talpa che fornisce informazioni ai predatori dei tesori di Pompei. Una inchiesta amministrativa, interna al ministero per i Beni e le attività culturali, per dare un segnale forte dopo il furto di una settimana fa e il successivo ritrovamento degli affreschi. Arriveranno oggi nella città degli scavi i commissari inviati dal ministro Giuliano Urbani. Una vera e propria commissione, composta dai vertici del ministero. Circolano anche i nomi dei componenti dell'equipe: il capo di gabinetto del ministro, il consigliere della Corte dei conti Raffaele Squitieri, il direttore generale per i beni archeologici, Giuseppe Proietti, il comandante del Nucleo tutela del patrimonio artistico dei carabinieri, il colonnello Ugo Zottin. Una inchiesta che non si sovrappone a quella giudiziaria avviata dalla Procura insieme con i carabinieri che operano sul territorio. La contemporanea pressione potrebbe aiutare le indagini. È chiaro, però, che tutte le informazioni utili che verranno raccolte dagli inviati del ministro sarano poi messe a disposizione degli inquirenti. Squitieri, Proietti e Zottin, dunque, ascolteranno e si confronteranno con funzionari, impiegati, dipendenti, personale di custodia. Passeranno al setaccio documenti, servizi, organizzazione del lavoro e della custodia degli scavi della città sepolta, osserveranno i progetti per migliorare i servizi. Il ministro Urbani attende una dettagliata relazione, visto che già nei mesi scorsi ha manifestato il massimo interesse per il sito archeologico di Pompei, nel corso di una conferenza stampa insieme con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che annunciò un progetto speciale del governo per l'illuminazione e le visite notturne nel parco della città sepolta dall'eruzione del Vesuvio. Una doppia caccia alla banda, o alle bande, dei tombaroli che agiscono a Pompei come a Ercolano e negli altri siti vesuviani, magari su mandato di collezonisti privati stranieri. L'attività dei predatori di reperti archeologici, nonostante i duri colpi inferti negli ultimi anni a livello nazionale, continua a rivelarsi redditizia. Fino all'anno scorso sono stati recuperati 102mila reperti saccheggiati da un capo all'altro della Penisola. I carabinieri e anche la commissione ministeriale scaveranno nella banca di dati accumulati negli ultimi anni. Come accennato, la commissione inviata dal ministro Urbani ha il compito di verificare anche eventuali falle nel sistema di controllo dell'area di Pompei. Non a caso, da anni Sovrintendente e city manager polemizzano, i custodi si difendono e rilanciano eventtuali addebiti di responsabilità. Sono in tutto 420 i sorveglianti impegnati tra Pompei ed Ercolano, 60 operano nei turni di giorno, 30 in orario notturno. I rappresentanti sindacali ripetono da sempre che è una cifra fin troppo esigua rispetto all'importanza del patrimonio archeologico esistente. In totale sono 720 i dipendenti. E dunque, con il piano di visite-spettacolo notturne promosse dalla Regione, il problema della custodia e della sicurezza si ripropone in maniera emergenziale, di notte è forte l'attrazione per i turisti, ma soprattutto per i predatori che sperano di poter agire indisturbati penetrando in aree buie e incontrollate. GLI AFFRESCHI RUBATI E RITROVATI I due affreschi rubati dalla Casa dei Casti amanti e ritrovati dopo due giorni risalgono al periodo tra il 45 e il 79 dopo Cristo. Quello che raffigura il gallo che becca un melograno si trovava nella zona mediana della parete est. Misura 45 cm di base per 43 di altezza e ha subito i danni più pesanti e meno facilmente riparabili. L'altro affresco, portato via dalla parte sud, è un medaglione centrale di 33 centimetri di diametro, raffigurante un amorino blu su sfondo bianco.
11042003 -AFFRESCHI POMPEI: attentato alla storia
I commissari del ministero per i Beni e le attività culturali arriveranno a Pompei per indagare sulla presenza di una talpa che fornisce informazioni ai predatori dei tesori archeologici. L'inchiesta è parte di una doppia caccia alla banda dei tombaroli che agiscono a Pompei e negli altri siti vesuviani. La commissione sarà composta dai vertici del ministero e sarà guidata dal capo di gabinetto del ministro, Raffaele Squitieri. Saranno anche coinvolti il direttore generale per i beni archeologici, Giuseppe Proietti, e il comandante del Nucleo tutela del patrimonio artistico dei carabinieri, Ugo Zottin.
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