Napoli. Il sindaco Rosa Russo Iervolino vanta una "raccomandazione" dell'ambasciatore italiano presso l'Unesco a Parigi, il professor Francesco Caruso, per convincere gli ispettori (attesi a metà novembre) che il Centro Storico di Napoli merita ancora il titolo di "patrimonio dell'umanità". È la sua "arma segreta", rivelata agli intellettuali che hanno affollato l'altra sera Palazzo Serra di Cassano, per indurla ad assumere qualche iniziativa che riesca a confermare il Centro storico di Napoli nell'elenco dei beni patrimonio dell'umanità. In dieci anni - il tempo trascorso da quando l'Unesco ha inserito anche il capoluogo campano tra le città insignite di questo titolo - le istituzioni locali non hanno fatto niente per salvare il Centro storico. Anzi, quella dell'avvocato Lucio Minervini, incaricato dall'Unesco di relazionare sullo stato di conservazione e manutenzione del Centro Storico ha suonato come la "noce solitaria nel sacco". «Quando l'Unesco, il 27 dicembre dello scorso anno, mi affidò ufficialmente l'incarico di trasmettere una relazione sulla situazione del Centro Storico - spiega l'avvocato Minervini - mi sono sentito investito di una responsabilità enorme. Ho chiesto di incontrare qualche esponente della Regione Campania, ho provato con il Comune, con la Provincia, con le Università. Mi hanno messo alla porta». E, intanto, le sue relazioni viaggiavano: video reportage di situazioni inconcepibili nelle 269 città nel mondo insignite della nomina di patrimonio mondiale dell'umanità. «Il mio interesse è iniziato quando, da semplice appassionato di opere d'arte - racconta - ho scoperto che nella chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, chiusa da più di 10 anni, c'era un'opera di Battistello Caracciolo abbandonata e altre statue lignee del Cinquecento e del Seicento ridotte ormai a segatura, polvere. Sui giornali avevo letto che i giapponesi sono interessati ad acquistare volentieri opere del nostro Paese a cifre esorbitanti. Per un Battistello Caracciolo potrebbero spendere fino a cinquemila euro. Scrissi all'Unesco che mi rispose, chiedendomi di relazionare su tutto questo». E la sua "missione" è proseguita con dovizia di particolari. «Ho scoperto - prosegue Minervini - che nel 1980 il Comune di Napoli, lasciando la sede delle circoscrizioni al piano nobile di Palazzo Maddaloni, ha abbandonato ai ratti e ai colombi delle tele di Bardellino e Fischetti. Sono state arrotolate, tele di quindici metri per venti, e lasciate lì a marcire. Lo hanno constato anche i professori Giovanni Girosi e Ninì Sgambati, docenti dell'Accademia delle Belle Arti. Ma la Soprintendenza non se n'è mai interessata».
Napoli. Unesco, la verità sul Centro storico
Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, afferma di avere una "raccomandazione" dell'ambasciatore italiano presso l'Unesco, Francesco Caruso, per convincere gli ispettori che il Centro Storico di Napoli merita il titolo di "patrimonio dell'umanità". L'avvocato Lucio Minervini, incaricato dall'Unesco di relazionare sullo stato di conservazione e manutenzione del Centro Storico, ha incontrato difficoltà nel farlo, incontrando rifiuti da parte delle istituzioni locali. Minervini ha scoperto che il Comune di Napoli ha abbandonato tele di Bardellino e Fischetti, arrotolate e lasciate marcire, e che la Soprintendenza non si è mai interessata a questo fatto.
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