La storia travagliata dello spazio intorno al mausoleo di Augusto in cerca di una nuova identità DA GIARDINO ad anfiteatro, da circo equestre ad auditorium: nei secoli il Mausoleo di Augusto, in tutte le sue metamorfosi, è stato uno dei luoghi più frequentati dai romani. Fulcro di uno spazio tra i più vivi della città. Così è stato fino al secolo scorso, fino alla prima picconata di Mussolini, che volle demolire il quartiere antico che circondava il monumento. Ciò che ne è nato è sotto gli occhi di tutti: isolata dal resto di Roma, con gli anni quella piazza dall'atmosfera gelida è stata invasa dal degrado, con il Mausoleo ridotto a una sorta di rotatoria per bus e auto, circondata da un giardino spelacchiato e pieno di rifiuti. Poi, negli ultimi anni, sono tornati a vivere i portici, meta, nelle serate estive di chi cena nei ristoranti di nuova concezione. Sepolto e incomprensibile, ormai, quello spazio antico su cui adesso si apre la nuova sfida, rivolta ad architetti, archeologi e paesaggisti: come recuperare la fruibilità della piazza e rimettere in relazione il livello archeologico con quello moderno, con via del Corso, via Tomacelli e con l'Ara Pacis di Meier, il "quarto lato" che ancora mancava alla piazza. La soluzione è tutta da studiare, ma l'obiettivo è chiaro: attraversando quegli spazi, domani il visitatore dovrà avere la possibilità di capire cos'era in antico quel luogo, la grande piana del Campo Marzio, su cui nel 28 a.C. fu costruita la tomba dell'imperatore Augusto. In quello stesso periodo sorgeva anche il Pantheon e solo qualche anno dopo, tra il 13 e il 9 a.C., l'Ara Pacis, situata nelle vicinanze di quella che oggi è piazza San Lorenzo in Lucina. A segnare il tempo, sulla grande piana arrivò la Meridiana di Augusto, l'orologio solare che utilizzava l'ombra di un obelisco: il 23 settembre, giorno della nascita dell'imperatore, l'ombra era perfettamente in asse con l'Ara Pacis. Facendo un salto in avanti, la storia del Mausoleo si dipana mentre il monumento passa di mano da un casato all'altro. Nel '500, dalla famiglia Orsini arriva a quella fiorentina dei Soderini, che sopra al mausoleo fa nascere un giardino all'italiana, decorato da marmi e statue. Uno spicchio di verde che resisterà fino al 1780, quando ai Soderini subentra lo spagnolo Matas: nel palazzo Correa, di fronte al monumento, apre una locanda, mentre il giardino si trasforma in un anfiteatro, dove si esibiscono i "giostratori" nelle "caccie de tori e bufale". Un successone, tanto che l'anfiteatro diventa stabile e solo nell'Ottocento, quando lo acquista la Camera Apostolica, cambia il tenore degli spettacoli: via i tori, arriva il primo teatro di prosa diurno.Acopertura del Mausoleo, Valadier progetterà poi un bellissimo velario. Poco dopo, il periodo di decadenza: lì dentro si lanceranno in corsa i cavalli, poi il mausoleo diventerà un'officina per la statua del re destinata al Vittoriano. Tutto cambia nel 1907, quando il Comune acquista il monumento e all'interno nasce l'Auditorium Augusteo.Ma poi si apre il Ventennio e il fascismo decreta che i monumenti dell'antica Roma risaltino nella loro "splendida solitudine", come puri fondali. Sono gli sventramenti: a piazza Augusto Imperatore, è il duce a dare la prima picconata per radere al suolo il quartiere medievale che si appoggia al Mausoleo. Vengono buttate giù 120 case, tra via delle Colonnette, via dei Pontefici e via del Grottino. Tutt'intorno alla tomba di Augusto si alzano le quinte estranianti dei palazzi bianchi con i portici. La demolizione è finita, arriva la guerra. I lavori sulla piazza termineranno negli anni '50.